Recensione su Il capitale umano

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Avete scommesso sulla rovina del paese e avete vinto / 15 Gennaio 2014 in Il capitale umano

Un’opera completamente diversa da tutte le sue precedenti che mi fa collocare Paolo Virzì , che seguo attentamente sin dal suo esordio (La bella vita) , al primo posto nella mia ideale classifica di gradimento dei registi italiani di nuova generazione.
Ben strutturato nei suoi capitoli ad incastro , asciutto , spietato , sostenuto da un cast in grandissima forma dove riesce ad essere convincente persino Valeria Bruni Tedeschi (che confesso di non amare molto) , è un film che mi è piaciuto molto e per commentare il quale non credo ci sia niente di meglio di questo stralcio dell’articolo di prima pagina di Marco Travaglio (dedicato a tutt’altro) tratto da “Il fatto quotidiano” di domenica 12 c.m.

“Il caso vuole che queste intercettazioni escano in contemporanea con il film di Paolo Virzì Capitale umano e con le demenziali polemiche per il presunto, ridicolo “vilipendio di Brianza”. Il film, straordinario grazie anche allo strepitoso cast, è ispirato al romanzo di Stephen Amidon e, anziché in Connecticut, è ambientato a Ornate. Ma l’ultima cosa che fa venire in mente a una persona normale (dunque non a certi leghisti e giornalisti di Libero, del Foglio e del Giornale) è la Brianza. É una storia universale – ben scritta da Francesco Bruni e Francesco Piccolo – di capitalismo finanziario selvaggio che, ai livelli più alti come in quelli più bassi, pensa di poter fare soldi con i soldi e intanto annienta sentimenti, amicizie, affetti, famiglie, cultura, vite umane. Vite che, quando si spengono, vengono misurate anch’esse in denaro, col registratore di cassa, dunque non valgono più nulla. “Abbiamo scommesso sulla rovina del nostro paese e abbiamo vinto”, dice trionfante il protagonista, Giovanni Bernaschi (Fabrizio Gifuni), mentre il suo alter ego straccione, Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), si vende la figlia per riprendersi i 900mila euro perduti in una speculazione andata a male. Gli unici scampoli di umanità li preservano le donne, interpretate magistralmente dalle due Valerie, Golino e Bruni Tedeschi, e dall’esordiente Matilde Gioli. Il merito principale del film è di illuminare le radici del fallimento di un paese ormai inutile, addirittura dannoso. “

Direi che non serve aggiungere altro salvo un consiglio : andate a vederlo .

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