Recensione su Il capitale umano

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28 Gennaio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

A me non è dispiaciuto, con tutte le sue imperfezioni, anche perché è davvero un tentativo da parte di Virzì di andare oltre il suo percorso che forse sente esaurito. E nel nostro panorama fare un film del genere non è comune. Certo il grottesco di Tutta la vita davanti non riesce a raggiungerlo se non nel personaggio di Dino, la freddezza con cui ammanta certa alta borghesia poi non è cattiveria pura (obiettivamente uno squalo della finanza italiana che segue le regole contrattuali nel suo lavoro e che preferisce vedere il figlio in galera piuttosto che salvarlo non è molto realistico). Virzì sceglie di seguire i tre protagonisti che muovono la storia con le loro decisioni, il laido arrivista, la moglie stanca e senza stimoli, pronta ad ogni compromesso, la ragazza che è il futuro rispetto al panorama rovinoso contemporaneo. Ci sono le macchiette, sì ci sono, ma davvero Virzì è buonista con l’intellettuale di sinistra? Lo Cascio a me sembra il secondo personaggio grottesco in ordine di graduatoria. E’ grossolano nelle due battute del leghista? Ma ragazzi, lo avete mai ascoltato Salvini? L’unica persona che ha una etica a tutto tondo è l’operatore pubblico, una scelta contro tendenza dell’oggi per cui una figura professionale sottopagata lavora, bene, nel sistema pubblico (dove tutti non fanno niente, sempre Salvini dixit). Peccato che non veda al di là del suo naso nella sfera privata, ossia non sappia giudicare il suo compagno, non lo veda neppure: il personaggio della Golino è il contraltare speculare di Gifuni, non per nulla per loro non c’è un punto di vista, non c’è la loro storia, loro sono spettatori.
In generale accuso la sceneggiatura di non essere stata capace di staccarsi da una moraleggiante coda buonista in cui lo sbandatello continua ad essere amato dalla ragazza equilibrata ed acqua e sapone (ma attenzione avrebbe sacrificato un innocente per amore) e il finanziere in fondo gioca pulito al gioco sporco dell’economia mondiale e il moraleggiamento è a mio parere qualunquista un po’ sparso ovunque. C’è davvero un abisso fra padri, veri o putativi, e figli, ossia i primi vampirizzano i secondi servendosene per fare soldi, per evitare la galera, per autostima personale, per apparenza sociale; i secondi ne sono sconfitti perché non riescono in nulla ad essere soggetti attivi del loro presente che è la caratteristica della loro età e la condanna nell’attuale sistema italiano.
Il distacco nella regia mi sembra invece ben calibrato, non ha molte trovate visive (Tutta la vita davanti ne era pieno), ma forse c’è una sorta di soggezione per il soggetto alto che trattava. Raggela quanto basta, disturba quanto basta, più i pregi secondo me che i difetti. Bello il titolo, si serve del calcolo assicurativo con cui si pesa il “valore” delle persone per farci domandare quale sia il valore di ogni personaggio nel loro potenziale affettivo, lavorativo sociale

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