Recensione su Il buono, il brutto, il cattivo

/ 19668.8566 voti

Trionfo del cinema solare / 18 marzo 2014 in Il buono, il brutto, il cattivo

Io sono un leoniano, spettatore poco oggettivo; del resto il cinema di Leone innamora prima di convincere, e per questo approccio estatico e forse acritico i detrattori inveleniscono oltremisura nell’ antileonismo feroce. Però se ti lasci sedurre dal western del grande Sergio, col tempo l’incanto sedimenta e si fa spazio la ragione; cosa potrà mai esserci di “sbagliato” in un cinema così solare, aperto, vero trionfo della finzione, del racconto, mai imbrigliato in uno stretto dottrinismo western che vorrebbe i piedi ben piantati sul verosimile storico, ma come i fumetti di Tex Willer spronato a mille verso la pura avventura e la bellezza selvaggia? C’è qui, d’altro canto, una Guerra di Secessione rutilante, fumante tra le macerie, indolente tra le cannonate, dove tutto è un ciondolare di feriti, mutilati, uomini in agonia, cadaveri e cimiteri. Un logorroico paradosso, una esasperazione del tono crudo e insapore della guerra che spazza via ogni ambizione d’eroismo, mette stranamente l’alcol tra le armi più pericolose, abbonda di bende e mosche e scarseggia di scontri epici all’arma bianca.
Forse l’ultimo capitolo della Trilogia del Dollaro pecca di eccesso di estensione. Tutto è lungo, tutto è tirato al massimo, sguardi e silenzi sembrano non finire mai. Clint Eastwood si è affinato, un biondo più pettinato col trench da fighetto, Eli Wallach ha preso il posto dell’esagerato Volonté, Lee Van Cleef si conferma un perfetto becco d’aquila, elegante e cattivo. E poi c’è il piccolo esercito di Cinecittà, tanti italiani anonimi dai visi efficaci, tutti rigorosamente carne da macello. L’immancabile vecchietto sdentato. E dietro le quinte, un rumorista che lavora come un matto, me lo vedo tutto intento a tintinnare il metallo per fare gli speroni e a battere due cosi di legno per fare il cloppiti-clop dei cavalli.

2 commenti

  1. hartman / 18 marzo 2014

    Grande Paolo…
    che nostalgia…
    per il galoppo dei cavalli io sapevo dei gusci di noce di cocco tagliate a metà, ma ci saranno vari metodi nella collaudata (a quei tempi) scuola dei rumoristi italiani (i migliori, come i doppiatori)…

  2. paolodelventosoest / 18 marzo 2014

    ah ah sì può darsi… vidi un filmato davvero intrigante sui rumoristi poco tempo fa alla TV (o youtube non ricordo), potevano benissimo essere gusci di noce di cocco!

Lascia un commento

jfb_p_buttontext