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IL SESSANTOTTO DAVVERO / 1 Febbraio 2018 in Se...

Un vero capolavoro, ricco di immagini e dettagli, senza la retorica dei film di altri paesi. L’uso alternante di colore e b\n è efficace più che in altri film, le battute sono ironiche ed efficaci, anche certe inquadrature (basti pensare alle esercitazioni militari con il vicario in divisa, in piedi sul blindato come fosse Montgomery). Grande e irripetibile finale.

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Generazione ribelle / 6 Gennaio 2017 in Se...

Diretta da Lindsay Anderson con Malcolm McDowell, la pellicola è ambientata tutta in una scuola privata britannica degli anni ’60 in cui cerimonie e nonnismo sono all’ordine del giorno. Probabilmente la violenza della scuola va messa in correlazione con la violenza che si respirava nell’aria in quegli anni (una relativa stabilità in Europa, il resto del mondo in conflitto, una generazione che vuole il suo posto nel mondo) fatto sta che lo spettatore viene catapultato in un mondo scolastico dove regnano le gerarchie.

Lo spettatore si muove fra insegnanti inefficienti e preti viscidi, fra messe e canti, parate militari e vecchi che esaltano il ruolo della Gran Bretagna. lF diventa un’analisi al potere e mostra come gli studenti subiscono le angherie dei coetanei e non, mentre gli adulti rimangono distanti.

A questa storia si lega quella dei ragazzi capeggiati dal personaggio interpretato da McDowell (il ruolo che lo ha reso celebre è Alex DeLarge, ma è grazie a questa pellicola se trova il suo posto in Gran Bretagna) che esplodono nel finale.

interpretato da McDowell, la pellicola è la quintessenza della ribellione giovanile, con una scena finale ignorantissima, una scena finale che è una bomba a mano. Mi è piaciuto abbastanza ma non è esente da critiche, ad esempio la narrazione in capitoli rende un po’ episodica la pellicola ma alla fine è soggettivo, è un difetto per me e non è detto che questa scelta a voi non possa piacervi.

Se avete modo vedetelo, sul sito Eureka era a 5 sterline fino a qualche settimana fa.

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21 Aprile 2013 in Se...

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La cine-risposta anglosassone alla controcultura del ’68. College maschile molto tipico-british e tradizionale, si rientra dopo le vacanze estive. Il film parte con sguardo generale e descrittivo sulla vita all’interno della scuola. Qui vigono gerarchie scolpite nella roccia, e i senior hanno potere di metaforica vita e morte sui junior, e così via. Tutto sembra ripetersi sempre uguale da centinaia di anni, rituali e codici vengono dissezionati con cura. Man mano che procede, il focus si stringe su tre ragazzi, capeggiati da un irriducibile Malcolm McDowell pischellissimo, al suo primo ruolo da protagonista, I guess. Refrattari alla disciplina, sopravvivono nel sistema, coltivando il sogno di BUM!
Ma la tradizione, il poteresistemablabla, è ancora troppo forte, e li punisce, corpo e mente, per farli rientrare nella matrice. Uno dei tre si innamora, ricambiato, di un junior con la angel face grassa, c’è del gay in tutto ciò, Mick e il biondo rubano una moto.
Successivamente alla definizione dei protagonisti, si verifica parallelo uno slittamento verso un binario di surrealtà, che all’inizio del film non c’era manco per il putipù. Un prete esce da un cassetto. Cucù! E viene richiuso nel cassetto. Malcolm, cioè no, si chiama Mick, Mick corteggia una cameriera di un bar tettona e monocigliuta, con una danza da fiere (ammesso che le fiere danzino); durante le esercitazioni paramilitari, un antipasto di guerra rivoluzionaria, sparano alla casseruola comune del tè, bucandola. Che in Inghilterrra, omg, è gravissimo, isn’t it? È lesa maestà (ok, la dico: maestè ← se non la capite poi ve la spiego. Se ho voglia).
Puniti a puliziare una cantina della scuola, trovano un vero e proprio arsenale. E pianificano la rivoluzione. É vera? È falsa? La fanno per davvero sul serio o è solo la sublimazione di un desiderio che è sia dei personaggi che inevitabilmente degli spettatori? È il SE del titolo? Doesnt’ matter, perché durante il giorno di fine anno, o qualche altre festa school tradizionale, in cui tutti i genitori sono presenti, appiccano un incendio al palco da dove un generale sta tenendo un discorso, tutti escono, e Mick e i suoi amici sono lì, sul tetto della scuola, pronti a smitragliarli di brutto. E rivoluzione, e il Preside cerca di dirgli “facciamo pace, dai, va tutto bene, potete rientrare nel sistema”, e si becca una pallottola in fronte dalla monocigliuta.
Un film anarco-insurrezionalista, che prima illustra con minuzia regole e recinti, proprio per far capire che l’unica liberazione/gioia sta nel farli esplodere; tanto che il regista non trovava scuole dove girare le scene, perché tutte dopo aver saputo di che si trattava gli dicevano ciao.
C’è un’alternanza di colore e b/n, che il regista ha sostenuto fosse perché sì ma soprattutto perché non c’era il budget per fare altrimenti. Lo sguardo e la mimica di Malcolm rappresentano tutta la sovversione della gioventù, ed è lui a guidare le danze, anche rispetto ai senior che lo stanno punendo. C’è anche del Monty Python ante litteram in tutto ciò, e un sacco d’altro, e si capisce benissimo come questo film sia diventato un capostipite di tutta una discendenza di cultura anarcoide e sbeffeggiante, ma coll’humour inglese sempre innervato in primo piano, degli anni successivi.
Ah, e tutti dicono in continuazione Jolly jolly good, e mi hanno mandato del tutto in fissa.

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