Recensione su Idioti

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23 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Lars Von Trier lo tengo nella casellina “registi che comunque suscitano qualcosa”. Metà delle volte mi incazzo. Questo Gli idioti è proprio degli inizi, uno dei film girati seguendo i dettami del manifesto cinematografico Dogma 95.
Telecamera ondeggiante a spalla e pedalare, per seguire le vicende di un gruppo di danesi che si diverte a fingersi minorati mentali nei luoghi pubblici. Perché?
Eh… hai voglia…
Provocazione dadaista, sberleffo antiborghese, ricerca del piccolo idiota che ognuno tiene sepolto dentro di sè, fa un po’ come ti pare.
Frase del giorno:
“Eeeeh, lascia che (Axel) spacchi vetrate. I garage sono soltanto stronzate borghesi”.
Bella!
Film sperimentale e bizzarro, che vorrebbe reinventare le regole. E anche se non ci si riesce pazienza, porco papa, almeno ci si è provato.
Ovviamente nulla viene risparmiato, dai down veri (che infatti torneranno nei corridoi sotterranei dell’ospedale nei vari Kingdom, MALEDETTI SVEDESI!) all’ammucchiata sessual-selvaggia degli idioti (evidentemente censurata in italiano, per cui nella versione vista scopano e parlano vichingo o quel che è, frustuck! ah no, quello vuol dire “colazione” in tedesco, c’entra una piva:), il tutto inframmezzato dai singoli idioti che a posteriori rispondono a domande di qualcosa che sembra uno psicanalista ma tanto mica si capisce. Microfoni che appaiono qua e là in continuazione, il problema con Von Trier è che sembra faccia sempre tutto apposta per prenderti per il culo. E’ come sempre un gioco, e uno stare al gioco.

1 commento

  1. Stefania / 22 luglio 2015

    Condivido pienamente la definizione che hai dato di Von Trier: mi fa arrabbiare, non condivido alcune sue uscite, né alcune sue posizioni “cinematografiche”, ma mi stupisce sempre, mi fa riflettere e, quando ci si mette, mi fa aggrovigliare le viscere.
    Peraltro, non ho ancora visto Idioti, pur avendone addirittura la vhs originale (obsolescenza, vieni a me) in casa.

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