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Recensione su Ida

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La parabola femminile di un’intima coscienza. / 27 luglio 2014 in Ida

Ida è la silente diapositiva di un passato, le cui meste trasparenze ne mimano il ricordo. Un passato figlio di nessun futuro, perché arido di speranze e voluttà. Le stesse che la giovane protagonista, in virtù delle sue religiose vesti, reprime, e che invece come placidi destini incontra, segnando quel labile confine fra dovere e desiderio.
Fra scatti di funerea bellezza, ed inquadrature quasi sempre rivolte veso l’alto, quasi a spezzare l’equilibrio tra volontà e natura delle cose, Ida entra prepotentemente in una Polonia comunista dei primi anni 60′, dove l’antisemitismo sembra aver lasciato profondi strascichi.
Pawlikowski cerca di indagare la coscienza femminile di due donne, legate dal sangue e da un triste passato, che ha delinenato le loro figure, mutandone forse le identità. E in questa recondita esplorazione del proprio io, la donna si fa carne, e allo stesso tempo anima, tornando però a seguire le orme di un futuro, che forse non l’è mai appartenuto.

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