Recensione su Ichi the Killer

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16 febbraio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo è Ichi The Killer, il must di Takeshi Miike, regista dell’horror-pulp nipponico (al solito, uno degli idoli di Tarantino). Anche se il tipo in foto, che si presenta espirando a bocca chiusa fumo di sigaretta dalle sue simpatiche guancie tagliate a mo’ di branchie, non è Ichi (che significa 1); Ichi è quello vestito di nero. Un geniale serial killer piagnucolone e complessatissimo, alienato e sfigato, che si eccita alla vista della violenza e più piange e pigola più uccide a fette chiunque grazie alle lame che ha nel costume. Il biondo è il suo antagonista, membro della yakuza che da la caccia a Ichi dopo che 1 ha fatto sparire il suo boss. Lui non piagnucola, anzi, è alla ricerca meticolosa di un’estetica del dolore come se fosse un graal. E non vede l’ora di incontrare Ichi. In un finale che si può interpretare in 53 modi diversi, e quale sia quello esatto non importa neppure un granché.
Da notare che, nella parte del vecchio manipolatore della mente di Ichi, recita Shinyia Tsukamoto. Chi è Tsukamoto? Ma il regista dei Tetsuo, che diamine!

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