Recensione su Otzi - L'ultimo cacciatore

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Il cinema indipendente europeo di cui abbiamo bisogno / 31 Ottobre 2019 in Otzi - L'ultimo cacciatore

Per chi non lo sapesse, Otzi, è il nome che è stato dato dagli archeologi alla Mummia di Similaun, un reperto archeologico scoperto da due coniugi tedeschi durante la prima scalata del ghiacciaio del Similaun, una montagna delle Alpi Retiche al confine tra Trentino Alto Adige e Tirolo.
La cosa che stupisce è l’idea semplice(ma geniale) di creare una trama abbastanza credibile da rispecchiare la realtà storica(invito tutti ad andare a leggere su wikipedia quello che gli studiosi hanno scoperto sulla storia di quest’uomo vissuto durante l’età del rame).

Apprezzabilissima l’idea di far recitare gli attori in lingua retica e evitare volutamente il doppiaggio per rendere tutto molto più verosimile.
La pellicola in un momento ben preciso fa riflettere sulla sacralità che l’uomo attribuisce agli oggetti e alle azioni che è disposto compiere per quest’ultimi.
La freddezza della fotografia e la scenografia da manuale aiutano ad immergersi nel freddo paesaggio montano, facendo da cornice ad una messinscena di tutto rispetto.

La pellicola è, per certi versi, Hitchcockiana, o comunque, credo che avrebbe garbato il buon vecchio Alfred.
Dico questo perché Otzi, parla per inquadrature, le sequenze sono esplicative e lasciano poco spazio alle sceneggiatura che avrebbe stonato in questo specifico contesto.

Come già detto da alcuni giornali, sembra a tutti gli effetti un Revenant europeo ma, a mio avviso, più riuscito del film di Inarritu.

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