2017

Tonya

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Tonya
Tonya

Nel 1994, Tonya Harding, pattinatrice artistica sul ghiaccio, è stata protagonista di un grosso scandalo sportivo. L'atleta salì alla ribalta accusata della tremenda aggressione alla collega e principale rivale Nancy Kerrigan.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: I, Tonya
Attori principali: Margot Robbie, Sebastian Stan, Allison Janney, Julianne Nicholson, Paul Walter Hauser, Bobby Cannavale, Bojana Novaković, Caitlin Carver, Maizie Smith, Mckenna Grace, Suehyla El-Attar, Jason Davis, Mea Allen, Cory Chapman, Amy Fox, Cara Mantella, Joshua Mikel, Lynne Ashe, Steve Wedan, Anthony Reynolds, Davin Allen Grindstaff, Ricky Russert, Miles Mussenden, Annie Livingston, Dan Triandiflou, Alphie Hyorth, Daniel Thomas May, Brandon O'Dell, Miles Mussenden, Al Bianchi
Regia: Craig Gillespie
Sceneggiatura/Autore: Steven Rogers
Colonna sonora: Peter Nashel
Costumi: Jennifer Johnson
Produttore: Margot Robbie, Tom Ackerley, Steven Rogers, Bryan Unkeless, Len Blavatnik, Zanne Devine, Aviv Giladi, Craig Gillespie, Toby Hill, Vince Holden, Rosanne Korenberg
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Sport, Biografico
Durata: 121 minuti

Pattinaggio Scanzonato / 15 aprile 2018 in Tonya

Risvolti scottanti su larga scala furbescamente elusi per buttarla sullo scanzonato pop, sulla tragedia in tono grottesco e sul bel c**o della Robbie, una toccata e fuga insomma e ancora una volta niente che una buona lettura non possa dare e meglio.

Tonya on ice / 26 marzo 2018 in Tonya

Lo confesso: sono nel tunnel dell'intrattenimento del pattinaggio. Tutto è cominciato con l'anime Yuri on ice e ora continua con i campionati e la visione di questo film. L'agonismo è tipico dei racconti di sport e qui dire che è l'essenza della vicenda tragica della sua protagonista. Se fosse un anime sarebbe mimi Hayward, che non è il titolo ma bensì... continua a leggere » la protagonista, in cui la competizione è palpabile ad ogni puntata e sono tutte spietatissime e senza riserve morali. Diverso invece in caso di Yuri on ice in cui la scintilla è la competizione tra i 2 Yuri ma che ben presto diventa stima e supporto reciproco, decisamente un'anomalia nel mondo anime sportivo.
Ritornando al film desidererei sottolineare che il dramma sportivo è solo la superficie sotto si cela il racconto della provincia americana con la sua idea di successo e spesso di violenza nonché il disvelameno degli stereotipi legati agli sport, in questo caso grazia docilità, che portano Tonya a dire alla giudice SUCK MY DICK, una vera anti principessa che sui pattini non sarebbe dovuta stare! Ovviamente io adoro...

una bomba / 23 marzo 2018 in Tonya

Film intelligente, intrattenimento puro anche se analizza temi delicati e tragici sia all'interno di una famiglia che della società qui americana ma di tutto il mondo, in fondo. Sceneggiatura tagliente, cinica. Un film dinamico nella sua struttura tutta cambi rapidi di prospettive e di tempi e luoghi, divertente e grottesco.

Incubo americano / 23 marzo 2018 in Tonya

All'inizio degli anni Novanta, la pattinatrice sul ghiaccio Tonya Harding è stata la prima atleta americana a eseguire in una competizione agonistica un salto difficilissimo, il triplo axel, ed è stata capace di ripeterlo senza fallo in diverse occasioni successive. Quanto bastava per farla entrare nell'Olimpo dello sport.
In realtà, il suo nome è... continua a leggere » diventato estremamente famoso anche all'estero per un altro motivo (ricordo chiaramente quando la notizia venne riportata anche dai tg italiani).
A lei, infatti, viene ricondotta l'aggressione violenta a una compagna di squadra olimpica, Nancy Kerrigan, che, pochi mesi dopo aver patito di una ferita a un ginocchio infertale da un maldestro "sicario", avrebbe poi vinto la medaglia d'argento a Lillehammer '94.

Come premesso all'inizio del film, questo biopic diretto da Craig Gillespie si basa su una serie di interviste particolarmente originali ai protagonisti della vicenda: Tonya, la madre LaVona, il primo marito Jeff, la prima allenatrice, una sedicente guardia del corpo, un giornalista.
Le dichiarazioni riportate sono evidentemente in contraddizione su molti punti e la sceneggiatura di Steven Rogers insiste bene sull'opinabilità dei punti di vista, ribadendo che, come accade nei "grandi misteri", non esiste una sola verità e che questa ricostruzione ne propone una in particolare.
A fronte di questa considerazione preliminare, il film afferma con decisione una cosa precisa.

La storia di Tonya è la lampante dimostrazione che il sogno americano è una presa in giro.
La Harding è cresciuta indigente, vessata da una madre anaffettiva e violenta, molestata sessualmente da un fratellastro, picchiata ripetutamente dal primo marito. Potente e dotata, ha dimostrato in pista di essere una brava pattinatrice. Quelle caratteristiche che, nel mondo ideale propinatoci per decenni dagli U.S.A., in una sorta di campagna psicologica coercitiva, avrebbero potuto costituire i semi di una leggenda da tramandare (vedete? La Harding si è fatta da sé, con impegno e sacrificio, superando indicibili problemi, e noi la premiamo, per questo e per le sue doti) sono state il limite all'affermazione sportiva e personale di una persona.

Troppo povera, troppo grossolana, troppo impulsiva. Da quanto si apprende dal film, la Harding non veniva premiata adeguatamente dalle giurie delle competizioni nazionali a cui partecipava, perché non era ritenuta degna di rappresentare il pattinaggio americano per via di... se stessa. Invece di foraggiare il suo entusiasmo e il suo talento naturale (da piccola, rideva, quando pattinava: la pista era il suo elemento), i promotori dello sport americano hanno accresciuto la sua rabbia e la sua insicurezza.
Tonya non è stata uno di quegli atleti che hanno goduto di borse di studio o di agevolazioni legate alla propria attività agonistica. Privata dell'istruzione dai genitori, alla Harding è stata negata la possibilità di avere un'alternativa al pattinaggio, senza che peraltro questa attività potesse costituire per lei una fonte di sostentamento.

La madre ha giustificato i propri comportamenti nei confronti della figlia, dicendo che solo quando veniva bistrattata Tonya offriva le prestazioni migliori.
Tutti sembrano aver approfittato di lei: madre, marito, quel folle dell'amico che si spacciava per agente antiterrorismo, anche la pur apparentemente comprensiva allenatrice. Tonya ha fatto comodo a molti: le sue doti evidenti hanno fatto sognare chi, attraverso di lei, confidava in un'affermazione personale altrimenti irraggiungibile. Tonya è stata sopraffatta dalle ambizioni altrui.
Che sapesse o meno dei progetti relativi all'aggressione alla Kerrigan, Tonya è stata una vittima della sgangherata ambizione delle poche persone che hanno fatto parte della prima ma significativa parte della sua vita, quella dell'imprinting caratteriale, emotivo, sessuale.

Parteggiando chiaramente per la Harding e, quindi fornendoci un ulteriore punto di vista, cioè il suo, Gillespie racconta tutto questo attraverso un falso documentario mixato con la fiction, grazie a un montaggio degno di nota e vezzosi movimenti di macchina (le carrellate, in particolare) che, abbinati a una ricostruzione d'ambiente interessante e al surreale dialogo fra personaggi e pubblico al di fuori della cornice documentaristica, mi hanno ricordato (azzardo) certe cose di Scorsese. Le scene in cui la Harding pattina a velocità incredibili, con la macchina da presa che le vortica intorno (aiutata dalla CG), sono davvero adrenaliniche.
Il risultato è un racconto efficace, atroce e grottesco.
Brava Margot Robbie dallo sguardo folle e il sorriso spezzato, brava Allison Janney (oscar come non protagonista) che, qui, mi conferma di essere la gemella separata alla nascita di J.K. Simmons.