Recensione su I sette Fratelli Cervi

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“Sette figlioli sette, di pane e miele a chi li do; sette come le note: una canzone gli canterò” – Gang / 29 Dicembre 2013 in I sette Fratelli Cervi

Di encomiabile, questa pellicola di Puccini ha il solo merito di essere l’unico adattamento cinematografico di un episodio fondamentale della Resistenza italiana al nazifascismo, raccontato in un libro (I miei sette figli di Alcide Cervi) che, oggi, dovrebbe essere ancora letto e ampiamente diffuso, non solo (e magari lo fosse, in realtà) nelle scuole, perché le voci dei testimoni non si spengano mai.
Sono lezioni, queste, che -purtroppo- non si imparano mai abbastanza.

Per il resto, il film in questione zoppica, è frammentario e, cinematograficamente parlando, non può reggersi solo sulla buona interpretazione di un sempre sincero G.M.Volonté.
La Gastoni è un po’ troppo fatalona e la Gravina è quasi mortificata, non solo da un copione piatto ma perfino da un fondotinta assassino (qualcuno avrebbe dovuto fermare gli eccessi dei truccatori che hanno tentato di trasformare i cosmetici per il viso in abbronzature posticce).
Far cantare ad ogni costo Don Backy, poi, mi è parsa una forzatura davvero eccessiva.

Inoltre, così come risulta poco chiaro anche nel libro (ma, in quel caso, l’afflato del racconto quasi soverchia la “logica”), il film non analizza in alcun modo la sensibilizzazione dei Cervi, né in quale modo sia maturato, concretamente, il sentimento antifascista. Non esiste un episodio chiave, oltre la reclusione di Aldo durante il periodo di leva, e questo, forse a torto, pare (ribadisco: pare!) troppo aleatorio per giustificare un coinvolgimento tanto significativo ed esteso.
Peccato.

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