I racconti della luna pallida d'agosto

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I racconti della luna pallida d'agosto

Ispirato ad una serie di antichi testi tradizionali giapponesi. XVI secolo. Genjurô è un vasaio: insieme a suo fratello Tobei, lascia la propria famiglia, nella speranza di vendere un grosso carico di vasi e di risollevare le sorti economiche dei suoi cari. Genjurô, però, è particolarmente avido, mentre Tobei aspira solo a diventare samurai: guidati dalle rispettive ossessioni, i due dimenticano i buoni propositi iniziali ed abbandonano la famiglia. Genjurô viene irretito da una misteriosa donna e Tobei va in guerra.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: 雨月物語
Attori principali: Machiko KyōMachiko KyōMitsuko MitoMitsuko MitoKinuyo TanakaKinuyo TanakaMasayuki MoriMasayuki MoriEitarô OzawaEitarô OzawaSugisaku Aoyama, Mitsusaburô Ramon, Ryōsuke Kagawa, Kichijirô Ueda, Shōzō Nanbu, Kikue Mōri, Ryūzaburō Mitsuoka, Ichirô Amano, Eigoro Onoe, Saburo Date, Fumihiko Yokoyama, Ichisaburo Sawamura, Koji Murata, Yukio Horikita, Akira Shimizu, Shuntaro Tamamura, Shirô Osaki, Toshio Chiba, Hachiro Okuni, Shirô Miura, Hajime Koshikawa, Tetsu Mikami, Jun Fujikawa, Takaji Fukui, Eiji Ishikura, Tokurin Takeda, Koji Kanda, Masayoshi Kikuno, Michio Yuri, Sô Funagami, Shigeru Hasegawa, Teruko Omi, Keiko Koyanagi, Masako Tomura, Tokiko Mita, Tokuko Ueda, Sachiko Soma, Reiko Kongô, Ikkei Tamaki, Mostra tutti
Regia: Kenji MizoguchiKenji Mizoguchi
Sceneggiatura/Autore: Yoshikata Yoda
Colonna sonora: Fumio Hayasaka, Ichirô Saitô, Tamekichi Mochizuki
Fotografia: Kazuo Miyagawa
Costumi: Shima Yoshizane, Tadaoto Kainoshô
Produttore: Masaichi Nagata
Produzione: Giappone
Genere: Orientale, Drammatico, Horror, Fantasy
Durata: 96 minuti

Dove vedere in streaming I racconti della luna pallida d'agosto

29 Ottobre 2012 in I racconti della luna pallida d'agosto

I racconti della luna pallida d’agosto (in giapponese 雨月物語) è un film del 1953, diretto da Kenji Mizoguchi, che si rifà a due storie contenute nel libro omonimo di Ueda Akinari.
Il film è stato uno dei primi ad arrivare sul panorama europeo e a vincere il leone d’argento a Venezia come miglio film straniero.
Il film è bellissimo, non solo perché le storie narrate hanno una loro dimensione fantastica ed affascinante, ma perché tutto è riprodotto in modo molto accurato. Dalle ambientazioni, ai costumi e dalle musiche ai dialoghi sembra proprio di essere catapultati in quel mondo un po’ vero, un po’ fantastico descritto dall’autore delle storie. E’ insomma, un film da vedere assolutamente.
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Arigatou Gozaimashita / 20 Maggio 2011 in I racconti della luna pallida d'agosto

Se i film nascessero sugli alberi o piovessero dal cielo sarebbero tutti così, infinitamente armoniosi e ipnotici, nei quali non è possibile scorgere alcun artificio o finzione. Uno di quei capolavori “da consultazione”, Grandi ed istruttivi. Un sentito grazie a Kenji Mizoguchi.

i fantasmi della vita / 4 Marzo 2011 in I racconti della luna pallida d'agosto

Straordinario maestro dalla grandissima tecnica, lunghi piano sequenza che avvolgono i protagonisti, un gusto pittorico delle inquadrature, belle, evocative, quadri che si animano.
Grande attenzione al mondo femminile, grande analisi del ruolo dei samurai, bellissimo film contro le guerre che sventrano le nazioni.
Gli uomini del film sono agitati dal demonio del denaro, dell’onore, del successo sociale e per rincorrere i loro fantasmi sono disposti a sacrificare le loro donne che pagano questa follia che li accomuna, sebbene di tipo diverso. L’uno, Genjuro, in preda all’avidità si fa sedurre dalla perfezione dei una nobile decaduta che lo esclude dal mondo puntando sul suo ego smisurato, poichè egli vede se stesso come artista e non artigiano, l’altro; Tobei, rincorre il sogno della posizione da samurai, onore, potere, tracotanza.

Chi sono i fantasmi? Uno è “reale”, il mondo immaginario della nobile senza tempo che ricostruisce un giardino incantato dove serra la ragione ed è proiezione del desiderio di Genjuro (per noi occidentali è un richiamo ai molti giardini incantati della nostra letteratura, da Omero ad Ariosto), fa perdere il contatto con la donna del focolore, la donna moglie e madre, la realtà che si impone come se stessa. Gli altri sono appunto l’idea di sè e del mondo, l’incapacità di darsi, chiusi nel proprio ego spropositato, che si realizza in un mondo impazzito fra le bande che saccheggiano, gli eserciti che avanzano, la guerra che tutto distrugge, una perdita di senso che si visualizza con la fuga impazzita degli abitanti del villaggio.

Ma i fantasmi ritornano, sono i corpi violati delle donne, indifese, sono i corpi perduti delle donne capaci e costrette ad agire in questa realtà senza senso, senza possibilità e scelta di fuga. E quindi quando Genjuro torna a casa e la trova distrutta, ne cerca il ricordo, per poi improvvisamente ritrovare il focolare acceso, la moglie ad accoglierlo, il figlio che dorme. Il fantasma riappare nel suo desiderio disperato e con esso dovrà vivere per sempre

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