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Recensione su I 400 colpi

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Non conoscevo il Cinema Francese, male, molto male. / 26 marzo 2013 in I 400 colpi

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

I 400 colpi un film sull’adolescenza, i problemi di un ragazzo in transizione,
una famiglia difficile e solo apparentemente serena, il sentirsi stretti nella quotidianità, la voglia di uscire e quella di indipendenza.

Il protagonista della pellicola è un capro espiatorio, un giovane ragazzo chiamato Antoine, di dodici anni che vive in una grande Capitale, Parigi. Siamo sul finire degli anni 50 ed anche se la contestazione giovanile ancora era lontana, il nostro protagonista è in quell’età difficile, dove si contesta (quel che si può e quando si può, ricordiamoci che siamo sempre negli anni ’50) tutto e tutti.
La situazione famigliare non è proprio il massimo.
Avete presente la classica famiglia allegra, simpatica, senza problemi che si mette in gioco e in discussione ? Dimenticatela.
La famiglia di Antoine vive di e per apparenze.
La madre e il padre non sono una coppia felice, la prima fa sempre tardi per motivi di “lavoro” (ammicco ammicco) e il secondo invece è semplicemente più interessato al suo club automobilistico e alla sua rivista Michelin.
Pensate che una volta Antonie stesso ha beccato la madre mentre si intratteneva, baciandosi, con uno sconosciuto. La poca attenzione da parte della famiglia verso il figlio, la mancanza di interesse del protagonista verso la scuola e tutto ciò che la riguarda, per non parlare poi dell’istituzione scolastica e i professori che cercano di punirlo ad ogni costo anche quando non ce ne sarebbe bisogno.
Non voglio far passare il protagonista per un santerello, nella pellicola ne combina di cotte e di crude, per giustificare una sua assenza scolastica dirà che gli è morta la madre, se ne va al luna park. Non è il classico studente modello ma per esempio viene anche accusato di fronte alla classe perché ha imitato lo stile di Balzac in un suo tema.
Il ragazzo ha 12 anni e legge Balzac, personalmente non l’avrei punito.
Questo vi fa capire che non è stupido e in ogni caso trovare un dodicenne che legge Balzac, oggi, è dura.
Sarà lunghissimo il percorso che lo porterà ad uscire da quella quotidianità, quella normalità solo apparente, che si sente stretta. Pieno di pericoli aggiungerei, vi basti pensare a quando Antoine ruba una macchina da scrivere e accorgendosi di non poterla vendere poiché immatricolata, la riporta dove l’ha trovata.
Verrà punito per questo, lo stesso padre vorrà spedirlo in quello che è un riformatorio.
I genitori preferiscono toglierselo dalle scatole, da un lato forse perché hanno visto il loro fallimento ma dall’altro non avendoci neanche provato direi che lo fanno per salvarsi la faccia. Ed è proprio qui che capiamo e scopriamo il conflitto interiore del ragazzo, i giorni passati con la nonna, il disprezzo per la madre.. bello il fermo immagine finale e soprattutto vedere dove arriva Antoine, un posto dove non era mai stato prima.. il mare.

DonMax

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