2011
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I primi della lista

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I primi della lista

IL CIONI / 9 Luglio 2015 in I primi della lista

Esordi italiani, alla 50+1 Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro.

Un esordio simile a quello di Susanna Nicchiarelli con Cosmonauta: film in costume che racconta l’attivismo comunista spontaneo nel dopoguerra italiano che si infrange contro l’omologante scudo democristiano sempre più potente e imponente. Ma la spontaneità, pur fallimentare, della beata infanzia repubblicana è un pretesto per celebrare la spontaneità della gioventù, non importa quanto impotente e umiliata è stata e sempre sarà.
Roan Johnson però sa fare le commedie, percui oltre alla malinconia della nostalgia c’è anche un umorismo (toscanissimo) debordante al servizio di ottimi attori giovani sconosciuti, fra cui spicca il Cioni (Paolo, toscanissimo). Stesso umorismo e stessa alchimia fra autori e attori poco noti, e stesso Cioni, li ritroveremo nel secondo film di Johnson, Fino a qui tutto bene, una storia un po’ più complicata che al regista è sfuggita di mano, ma che ha avuto un grande successo allo scorso Festival di Roma. Un successo che io, non avendo visto il film precedente, non riuscivo a spiegarmi. Ora che l’ho visto immagino che sarei stato meglio disposto verso il secondo film.

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“Partirono in due (ndA: pardon, tre) ed erano abbastanza” – A. Venditti / 30 Dicembre 2013 in I primi della lista

Commedia (ispirata ad una vicenda e a personaggi reali) gradevolissima che, senza toni caciaroni o volgari, diverte, grazie all’assurdità della situazione ed al capace trio di protagonisti, ben modulato.
L’apparente disincanto del tono del racconto si sposa benissimo con l’atmosfera di quei giorni: semplificando all’eccesso, all’alba degli anni di piombo, il destino dei giovani italiani sembrava in bilico tra l’attivismo politico e la ricerca della serenità, sull’onda del boom, due cose all’apparenza così inconciliabili da escludersi a vicenda, senza scampo.

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Finalmente!!! / 5 Maggio 2012 in I primi della lista

Finalmente un film italiano che non sembra una fiction, che non vuole essere per forza “carino” risultando invece soltanto superficiale, che racconta una storia vera, senza storie d’amore stereotipate
Un film con una sceneggiatura semplice, scarna che non cerca di mettere insieme storie a casaccio.
Un film onesto.
Pino Masi, il più paranoico dei tre, è stato davvero un cantautore (con una voce bella e profonda) abbastanza famoso all’epoca.
Non ho capito perché pur essendo ambientato nel 1970 i tre cantano “Quello che non ho” di De André (album dell’indiano)

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20 Aprile 2012 in I primi della lista

Che noia!!!

Non ci posso credere… / 20 Aprile 2012 in I primi della lista

FAVOLOSO!!! E pensare che è una storia veramente accaduta. Incredibile.
Tre ragazzi esaltati dal movimento del ’68 tentano di scappare dall’Italia per paura di un colpo di Stato.
Oltre che la storia, i tre sono bravissimi e il tutto è condito dall’accento toscano che è uno spasso.
L’innocenza di questi ragazzi è incredibile.
E pensare che qualche tempo fa invece di vedere questo film abbiamo scelto The Woman in Black… Peccato veramente…
NON PERDETEVELO!!!

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21 Marzo 2012 in I primi della lista

Una storia vera che ha il sapore della burla, che sa di barzelletta (e forse qualche barzelletta sui carabinieri è nata proprio sulla base di quel che accade nella parte finale del film). Tipicamente, totalmente, geneticamente italiana.
Legato a fatti di storia realmente accaduti ma forse poco noti, il film non è altro che il racconto di un viaggio di tre amici, mossi da motivazioni diverse (politica, vanità, ambizione giovanile…) e avvinti dalle spire del clima politicamente instabile degli anni 70.
Fanno tenerezza nella loro ingenuità e nelle loro convinzioni e forse rappresentano l’esempio più chiaro di come il movimento culturale anarchico di quegli anni si confondesse con il più sincero movimento di riforma culturale e di superamento del pregiudizio. Ognuno di loro è simbolo di idealismo ed entusiasmo giovanile conditi dal desiderio di essere protagonisti del cambiamento, un cambiamento da cantare e da trasmettere ai figli. Sono figli di quell’epoca a pieno titolo, ragazzi che sentivano che qualcosa stava cambiando e volevano esserne parte.
Un film equlibrato, girato bene con interpreti forse poco noti, a parte Santamaria, ma che con il tocco speciale del dialetto toscano rendono ancora più piacevole il film.

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