Recensione su I Magliari

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25 Aprile 2013

Rosi dirige Sordi in un dramma cinico, in cui l’istrionismo dell’attore romano inquieta e non diverte neppure quando incede in isteriche parentesi comiche (quella con la locandiera tedesca e la pomata, per esempio).

Il film ha un sapore avanguardista: pur ricordando vagamente un certo Visconti (Rocco e i suoi fratelli e, guarda caso, c’è sempre Salvatori), mi ha fatto venire in mente qualcosa dell’estetica di Louis Malle e, azzardo, nelle riprese notturne di Amburgo, ho inteso ravvisare qualcos’altro del primo Scorsese, quello che amava raccontare la New York più bigia.
Rosi, quindi, si ispira ad una cinematografia di respiro internazionale, sperimenta, precorre, annuncia e lo fa con eleganza, sapienza, anche quando incede nel mélo, sfruttando i toni del noir, senza scadere nella becera pantomima.

Sopraffina la fotografia di Gianni Di Venanzo, con un b/n da manuale. Colonna sonora ricca ed inaspettata.

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