Recensione su Dov'è il mio corpo?

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Questione di prospettive / 3 Dicembre 2019 in Dov'è il mio corpo?

“Dov’è il mio corpo” è un film d’animazione tratto dal libro “Happy Hand”, pubblicato nel 2006, di Guillaume Laurant. Parto con questa premessa perché mi sono imbattuto in un bel gruppetto, su youtube, di subumani che hanno cominciato a fare shitstorming sotto tutti i trailer di quest’opera, asserendo che sia palesemente copiato dal film Handy di Vincenzo Cosentino, uscito al cinema parecchi anni dopo la pubblicazione del libro.
Bhè non è cosi, tanto per mettere i puntini sulle i.

La storia è semplice, una mano che fugge da un frigorifero in un laboratorio medico e attraversa tutta la città per trovare il suo legittimo “proprietario” affrontando una serie di vicissitudini che sarebbero davvero spaventose se fossimo piccoli come una mano.
La prospettiva della mano mozzata ,nel presente, è alternata con dei flashback a volte in bianco e nero(quando il protagonista è un bambino) a volte a colori(quando il bambino è un adolescente) che funzionano come dei tasselli di un puzzle e, con molta chiarezza, ricostruiscono tutti gli eventi che hanno portato all’amputazione di questo arto.
La colonna sonora di Dan Levy, che ci accompagna per tutta la durata del racconto, è pura poesia che dona al film un’aura magnetica e melodrammatica.
Non ho staccato gli occhi dal televisore per tutti gli ottanta minuti.
Profondo e riflessivo.

6 commenti

  1. Stefania / 4 Dicembre 2019

    Senti un po’, ma tu come l’hai inteso il finale?
    La mano che quasi raggiunge Naoufel e, poi, si ritrae? Io e il mio compagno di divano abbiamo una “spiegazione”. Ma, prima, vorrei sentire la tua 🙂

  2. rust cohle / 5 Dicembre 2019

    Ma, guarda, sicuramente merita una seconda visione però mi viene da dirti che per quanto Naoufel abbia bisogno della sua mano (lui forse più di tutti), la mano, essendo a tutti gli effetti, in quest’opera, un essere con dei sentimenti, capisce che deve deve lasciarlo andare per renderlo più forte e più pronto alla vita, deve lasciarlo andare perché lo ama, perché senza una mano ha saltato nel vuoto e si è sentito vivo, molto più di prima, di quando non era monco. Perché senza quella mano è riuscito a far innamorare Gabriele.

    Credo che tutto il film sia una metafora per spiegare che: non tutti i mali vengono per nuocere e soprattutto che bisogna “uccidere” delle parti di sé per andare avanti.

  3. rust cohle / 5 Dicembre 2019

    @Stefania però ora mia devi dire la tua che sennò sto sulle spine.

  4. rust cohle / 5 Dicembre 2019

    Ultima piccola precisazione che volevo aggiungere è che, la mano, sapendo che Naoufel ha bisogno di lei, torna da lui ma ormai è troppo tardi perché, paradossalmente, è diventata un handicap per il ragazzo e quindi si ritrae e chissà dove se ne andrà.

  5. Stefania / 8 Dicembre 2019

    Allora, siamo sulla stessa linea 🙂
    La mano “capisce” di essere diventata inutile e assiste solo alla maturazione di Naoufel con trepidazione (come Gabrielle).
    Chissà che fine avrà fatto, poi. Avrà continuato a viaggiare per il mondo, accumulando nuove esperienze, come Naoufel? 🙂

  6. rust cohle / 8 Dicembre 2019

    @Stefania Chissà, sarebbe interessante scoprirlo ma credo che non lo sapremo mai. Possiamo solo augurarle buona fortuna.

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