Recensione su I gatti persiani

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19 maggio 2011

Mi è piaciuto.
E’ un film sui giovani e le loro passioni, resa in maniera universale, almeno per noi occidentali è come vedere un pezzo della nostra vita: forse perché loro amano, e lottano per viverla, la musica occidentale lo scenario è molto riconoscibile, cosa che mi sembra accomuna questa pellicola ad About Elly. Solamente ai margini, con piccoli accenni sempre presenti, è citato il regime e la forza della sua presenza, sintomaticamente assente ai nostri occhi, che rende più grave, più problematica la vita di tutti gli aspiranti musicisti del film avulsi nei mille piccoli inciampi di tutti, ossia trovare un posto per suonare, non disturbare, poter far baccano, poter riunire gente.

Mi è parso ben riuscito, freschissimo e vero. Peccato per quel finale che è davvero troppo, già era una sconfitta ben caratterizzata l’impossibilità di avere i passaporti (dentro c’era già tutto: i ragazzi che si affidano al funambolico fac totum che fallisce, il mercato nero dei documenti, l’intervento della polizia che sanziona una illegalità per la legge vigente e che sancisce l’illiberismo legale del regime), ma così il film eccede.

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