I gatti persiani

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I gatti persiani

Grandi appassionati di musica rock, due giovani iraniani, Ashkan e Negar, si danno da fare per cercare di mettere insieme un gruppo con cui suonare in giro per l'Europa. Trovare i musicisti giusti per dare vita a una band e procurarsi i passaporti falsi per uscire dall'Iran, però, non è affatto facile, perciò Ashkan e Negar si rivolgono a un uomo, Nader, che conosce Tehran come le sue tasche. Tra i vari riconoscimenti ottenuti dalla pellicola ci sono il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes (2009) e il Premio della Critica per il Miglior Film Straniero al São Paulo International Film Festival (2009).
schizoidman ha scritto questa trama

Titolo Originale: کسی از گربه‌های ایرانی خبر نداره
Attori principali: maschioNegar ShaghaghimaschioAshkan KoshanejadHamed BehdadHamed BehdadmaschioBabak MirzakhanimaschioKosh Mirzahi
Regia: maschioBahman Ghobadi
Sceneggiatura/Autore: Bahman Ghobadi, Hossein Mortezaeiyan, Roxana Saberi
Colonna sonora: Mahdyar Aghajani, Ash Koosha
Fotografia: Touraj Aslani
Produttore: Bahman Ghobadi, Roxana Saberi
Produzione: Iran
Genere: Drammatico
Durata: 106 minuti

Dove vedere in streaming I gatti persiani

22 Dicembre 2012 in I gatti persiani

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Bah. Sssso, è questa la storia, formato documentario, di Ashkan e Negar, o comunque dei nomi giù per là, coppia di giovani che vogliono mettere su un gruppo a Teheran e poi andarsene a suonare a Londra. Il che invece, a Teheran, non è minchia minchia facile, manco per un po’. É così che, aiutati da un faccendiere buffone che si dovrebbe occupare di avere i passaporti falsi e tutte quelle robe lì che per noi esistono solo nei film, girano la città per trovare componenti del gruppo. Il filo narrativo è in realtà il pretesto per passare in rassegna, e perdonate l’espressione, la Teheran sottorranea, e tutti i generi che in essa si suonano. Di nascosto, nascostissimo, perché i Pasdaran iraniani la musica la odiano a fuoco e fiamme, e questi poviri giovinazzi son costretti a suonare di nascosto senza farsi sentire da nessuno, nelle soffitte, in aperta campagna, nelle stalle con le mucche, sempre a temere che arrivi la polizia e se li porti via. Sia detto che il migliore è il tipo che fa rap in farsi, ma passano veramente attraverso qualsiasi genere, metal e dance e folk, dappertutto, finisce con una retata e finisce male. Perché i sogni si schiantano per terra.
Il tutto è una scusa per dire che sotto il mantello del regime iraniano i gggiovani ci sono, son vivi e cercano disperatamente di essere normali come quelli dei paesi liberi. E anche se per ora continuate a schiacciarci la testa, figli di troia, prima o poi la alzeremi. Ecco, questo è lo spirito del film!
Il tutto girato ovviamente in clandestinità totale, che se lo beccavano gli facevano un culo così. E tipo in tre settimane, perché i due protagonisti erano davvero in procinto di partirsene per Londra, senza schiantarsi.

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19 Maggio 2011 in I gatti persiani

Mi è piaciuto.
E’ un film sui giovani e le loro passioni, resa in maniera universale, almeno per noi occidentali è come vedere un pezzo della nostra vita: forse perché loro amano, e lottano per viverla, la musica occidentale lo scenario è molto riconoscibile, cosa che mi sembra accomuna questa pellicola ad About Elly. Solamente ai margini, con piccoli accenni sempre presenti, è citato il regime e la forza della sua presenza, sintomaticamente assente ai nostri occhi, che rende più grave, più problematica la vita di tutti gli aspiranti musicisti del film avulsi nei mille piccoli inciampi di tutti, ossia trovare un posto per suonare, non disturbare, poter far baccano, poter riunire gente.

Mi è parso ben riuscito, freschissimo e vero. Peccato per quel finale che è davvero troppo, già era una sconfitta ben caratterizzata l’impossibilità di avere i passaporti (dentro c’era già tutto: i ragazzi che si affidano al funambolico fac totum che fallisce, il mercato nero dei documenti, l’intervento della polizia che sanziona una illegalità per la legge vigente e che sancisce l’illiberismo legale del regime), ma così il film eccede.

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Quando il rock diventa denuncia / 18 Marzo 2011 in I gatti persiani

Un film di denuncia, intenso, ma per niente noioso. Coinvolge lo spettatore con un ritmo vivace e musica che intriga anche perché è un grido di libertà contro un regime che opprime.
Bahman Ghopadi, regista curdo-iraniano ci mostra com’è la vita in Iran, in cui tutto è proibito, come i gatti persiani, ritenuti impuri(!!!) .La musica è vietata ma non smette di far sognare un ragazzo e una ragazza che vogliono mettere su una banda rock.
Il film ci mostra il coraggio, la fantasia, la voglia di vivere di un gruppo di giovani che suonano di nascosto e non rinunciano a vivere le loro passioni.
Ha coraggio da vendere anche il regista, che ha girato il film in assoluta clandestinità e, Premiato al Festival di Cannes nella sezione “Un Certain Regard”, non è più tornato in Patria .

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