Recensione su I dolci inganni

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Simulacro femminino. / 23 agosto 2014 in I dolci inganni

Elegantissimo.
Lattuada affronta un paio di temi non solo cinematograficamente scabrosi come la (presunta) omosessualità e l’amore tra un uomo adulto ed una minorenne con una raffinatezza narrativa ed estetica pregevoli.
La caratterizzazione dei personaggi e la descrizione delle situazioni è, invero, abbastanza stereotipata, ma concorre a tratteggiare degli archetipi assolutamente necessari.

Francesca (Catherine Spaak) è una diciassettenne caratterizzata da una bellezza ancora un po’ acerba, ma, forte dell’estrema concretezza delle sue azioni, comunque presaga di dolente ed interessante maturità.
Il suo approccio all’amore è spaventosamente adulto e poco credibile, così come la sua reazione alle illazioni delle compagne di classe sull’identità della redattrice di una lettera compromettente indirizzata da una di loro ad un’altra compagna. Francesca è più sensibile, più comprensiva, più reattiva, più empatica di tutti gli altri personaggi: certo, è il fulcro della storia e tutto si riflette e si conforma a lei, ma ella sembra lontana miglia astrali da una vera adolescente.
L’inumanità di Francesca è giustificata poiché ella altro non è se non un simulacro, l’ideale lattuadiano della bellezza in fiore, della giovinezza che assapora il nettare della vita con mente priva di preconcetti, di una giovane creatura che nulla teme di fronte alla possibilità di sentire la vita scorrerle nelle vene insieme a sentimenti nuovi di inusitata intensità, di colei che diverrà donna ideale (ed idealizzata) e, forse, anche amabilmente crudele, nel suo continuo desiderio di appagamento.

La bella fotografia (inutile ricordare i trascorsi di Lattuada in materia) e le superbe musiche di Piccioni esaltano la raffinatezza della messinscena.

Nota personale: la Raffai adolescente, tra le compagne di scuola di Francesca/Spaak: da non credersi!

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