Recensione su I cento passi

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26 Gennaio 2012

questo film non lascia scampo. ci sbatte alla realtà dei nostri ruoli anche se fosse solo quello di semplici spettatori. un film che apre le tante scatole cinesi non solo sulla questione mafia (non credo sia un film di mafia), ma sul silenzio omertoso di chi ha tentato di rendere peppino impastato solo un numero nella lista rosso sangue dei morti siciliani. oltre la rilevanza della morte mi colpisce il percorso della sua vita all’interno di una società che con una mano combatte e con l’altra foraggia il suo stesso nemico (grosse sono anche le responsabilità della sinistra nell’isolamento che ha portato alla sua condanna) che, anche se con la maschera di uno zio tano, non può eliminare in quanto si trattava del suo stesso cuore. una società che non permetteva la gestione libera del proprio esistere in quanto avrebbe dovuto sostituire il potere al poter essere.
un film che ripercorre esperienze comuni (le radio libere, le comunità hippy, i cineforum, i dibattiti che si trasformavano in schitarrate…). esperienze che si completano, si trasformano e si superano senza necessariamente ricorrere alla retorica delle immagini aprendo con delicatezza e sacralità le scatoli cinesi della narrazione lasciandoci il gusto di essere partecipi, di riconoscerci e di essere urlanti in quei cento passi che, come in tanti film del buon sergio leone, la sfida del coraggio del debole diventa arma più efficace contro il silenzio dei forti dietro le persiane chiuse. peppino impastato fu un eroe greco, come lo furono rostagno e tanti altri, di questa lotta ad armi impari, ma bellissimo è anche l’uomo/ragazzo testardo, irascibile, ma alla fine toccante nei suoi pensieri, nei suoi scritti e nel suo vivere.
il messaggio di speranza che la scena finale concede ci insegna a credere, ad andare avanti fino alla fine, abbracciati oltre che all’ideale, al proprio modo di vivere anche se non ti fa scegliere il modo di morire.
nel mio ruolo di spettatore un applauso sentito, ma come uomo l’apprezzamento per questa figura scostante, rigida che non perdonava nulla, neanche a se stesso, neanche a quel suo corpo minuto di cui ci hanno lasciato pochi brandelli, ma che è riuscito a conservare un vero cuore rivoluzionario.

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