Recensione su I Care a Lot

/ 20215.615 voti

Disordinato / 20 Febbraio 2021 in I Care a Lot

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film dall’identità disordinata che non sa bene se essere commedia, thriller, racconto di denuncia, horror, satira o fantasy.

In breve, I Care A Lot racconta come, nelle pieghe della burocrazia del sistema di assistenza sanitaria (a pagamento) statunitense, possano nascondersi criminali senza scrupoli. Rosamunde Pike (in generale, sempre brava, specie quando dissimula, ma -per me- insopportabile, quando fa le pose da dura patinata) lavora come tutore legale. Autorizzata da un tribunale, accetta di prendere in carico persone anziane che, stando al giudizio del medico curante, sono incapaci di badare a se stesse e al proprio patrimonio.
Non so se, negli USA, le cose funzionino esattamente così, ma, stando al film, da un minuto all’altro, un tutore legale può presentarsi a casa tua, prelevarti dietro minaccia di intervento della polizia, chiuderti dentro una residenza per anziani e buttare via la chiave, mettendo le mani su tutto ciò che hai, fino all’ultimo spillo.
Per me, questo è orrore puro.

Seguendo con aliena freddezza un modus operandi collaudato che la sta arricchendo di anziano in anziano, il personaggio della Pike si imbatte nel personaggio di Dianne Wiest, una donna benestante, vivace e autosufficiente, sulla settantina, che nasconde un segreto che potrebbe costare caro alla sua tutrice.

Fin qui, il film mi è parso girare bene, equilibrato, tra dramma, noir e commedia degli equivoci.
Ma è proprio a questo delicato punto che il nuovo lavoro del britannico J Blakeson (La quinta onda, La scomparsa di Alice Creed) si perde e diventa un fantasy (e non certo per via della presenza di Peter Dinklage).
Da questo momento, infatti, senza alcuna ombra di ironia nera nello script, c’è gente che sopravvive a overdosi, attentati, fughe di gas, teste rotte, complotti vari e ci sono boss della malavita russa circondati da scagnozzi come armadi che si fanno turlupinare da una persona sola e praticamente disarmata.
Mah.

Tolti questi elementi puramente narrativi che, a mio parere, girano troppo a vuoto, pretendendo una eccessiva sospensione dell’incredulità, il film di Blakeson mi è sembrato incerto anche negli obiettivi: a cosa punta? È una critica a un certo sistema di assistenzialismo statunitense ? È un film “femminista”? È l’ennesima dimostrazione che “cane mangia cane” (ma che, alla fine, ci si può anche spartire lo stesso osso)? Niente di tutto questo? E quindi?

2 commenti

  1. Insomnium / 22 Febbraio 2021

    concordo su tutto anche questa volta, soprattutto sulla “svolta” fantasy che prende nella seconda parte…
    però arriverei al 6 solo per il finale, davvero inaspettato!

    • Stefania / 22 Febbraio 2021

      @inflames: invece, sai che SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER mi aspettavo un ritorno del tipo? Non credevo che sarebbe arrivato a tanto, ma me lo sentivo che quel personaggio violento, intravisto all’inizio, con il suo evidente rancore e la sua misoginia (e, forse, qualche altro problema psicologico), avrebbe combinato qualcosa. Quindi, manco per quello gli assegnerei la sufficienza XD

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