I Care a Lot

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I Care a Lot

Un tutore legale abituato a prosciugare i risparmi degli anziani di cui deve amministrare salute e beni trova pane per i suoi denti, quando si imbatte in una signora che non è affatto quel che sembra.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: I Care a Lot
Attori principali: Rosamund PikeRosamund PikePeter DinklagePeter DinklageEiza GonzálezEiza GonzálezDianne WiestDianne WiestChris MessinaChris MessinaIsiah Whitlock Jr., Macon Blair, Alicia Witt, Damian Young, Nicholas Logan, Liz Eng, Georgia Lyman, Moira Driscoll, Gary Tanguay, Lizzie Short, Kevin McCormick, Michael Malvesti, Ava Gaudet, Celeste Oliva, Mostra tutti

Regia: J BlakesonJ Blakeson
Sceneggiatura/Autore: J Blakeson
Colonna sonora: Marc Canham
Fotografia: Doug Emmett
Costumi: Deborah Newhall
Produttore: J Blakeson, Teddy Schwarzman, Andrea Ajemian, Ben Stillman, Sacha Guttenstein, Michael Heimler
Produzione: Gran Bretagna
Genere: Drammatico, Thriller, Commedia, Poliziesco
Durata: 119 minuti

Dove vedere in streaming I Care a Lot

I don’t care a lot / 20 Febbraio 2021 in I Care a Lot

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

È un film, a mio avviso, che si fa prendere troppo dal suo obiettivo a discapito della coerenza della storia e della coerenza nell’evoluzione dei personaggi. In particolare, l’obiettivo è quello di creare una storia di empowerment femminile: dimostrare che anche i personaggi femminili possano essere caratterizzati come antieroi, come complessi. Dimostrare, cioè, che si possa e si debba parteggiare anche per una “stronza”, dopo che per anni l’abbiamo fatto con gangster uomini di ogni tipo.
Il punto è che per la protagonista non parteggi mai, quasi vorresti che venisse uccisa il prima possibile. Il film non è abbastanza bravo a creare un interesse del pubblico verso di lei.
Il regista le vuole bene, ma non si capisce mai il motivo di quell’affetto. E non si capisce perché dovresti volergliene anche tu.
La protagonista è praticamente Beep Beep: è snervante come riesca a cavarsela in situazioni che, per com’è caratterizzato il resto del film, sono totalmente irrealistiche.
Il modello, comunque, è chiaramente Uncut Gem. Lo riprende in tutto, a partire dallo score. Ma lì stai sempre dalla parte del personaggio di Adam Sandler ed empatizzi col suo ottimismo senza senso, perché ti viene dato modo di farlo. Così, alla fine, l’epilogo (come nei migliori film in cui il protagonista osa troppo e ne paga le conseguenze) ti tramortisce. Qui l’epilogo, invece, arriva quasi come una liberazione.

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Disordinato / 20 Febbraio 2021 in I Care a Lot

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film dall’identità disordinata che non sa bene se essere commedia, thriller, racconto di denuncia, horror, satira o fantasy.

In breve, I Care A Lot racconta come, nelle pieghe della burocrazia del sistema di assistenza sanitaria (a pagamento) statunitense, possano nascondersi criminali senza scrupoli. Rosamunde Pike (in generale, sempre brava, specie quando dissimula, ma -per me- insopportabile, quando fa le pose da dura patinata) lavora come tutore legale. Autorizzata da un tribunale, accetta di prendere in carico persone anziane che, stando al giudizio del medico curante, sono incapaci di badare a se stesse e al proprio patrimonio.
Non so se, negli USA, le cose funzionino esattamente così, ma, stando al film, da un minuto all’altro, un tutore legale può presentarsi a casa tua, prelevarti dietro minaccia di intervento della polizia, chiuderti dentro una residenza per anziani e buttare via la chiave, mettendo le mani su tutto ciò che hai, fino all’ultimo spillo.
Per me, questo è orrore puro.

Seguendo con aliena freddezza un modus operandi collaudato che la sta arricchendo di anziano in anziano, il personaggio della Pike si imbatte nel personaggio di Dianne Wiest, una donna benestante, vivace e autosufficiente, sulla settantina, che nasconde un segreto che potrebbe costare caro alla sua tutrice.

Fin qui, il film mi è parso girare bene, equilibrato, tra dramma, noir e commedia degli equivoci.
Ma è proprio a questo delicato punto che il nuovo lavoro del britannico J Blakeson (La quinta onda, La scomparsa di Alice Creed) si perde e diventa un fantasy (e non certo per via della presenza di Peter Dinklage).
Da questo momento, infatti, senza alcuna ombra di ironia nera nello script, c’è gente che sopravvive a overdosi, attentati, fughe di gas, teste rotte, complotti vari e ci sono boss della malavita russa circondati da scagnozzi come armadi che si fanno turlupinare da una persona sola e praticamente disarmata.
Mah.

Tolti questi elementi puramente narrativi che, a mio parere, girano troppo a vuoto, pretendendo una eccessiva sospensione dell’incredulità, il film di Blakeson mi è sembrato incerto anche negli obiettivi: a cosa punta? È una critica a un certo sistema di assistenzialismo statunitense ? È un film “femminista”? È l’ennesima dimostrazione che “cane mangia cane” (ma che, alla fine, ci si può anche spartire lo stesso osso)? Niente di tutto questo? E quindi?

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