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Recensione su I cannoni di Navarone

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Il film di cui più si parla nelle peggiori bocciofile di Caracas :D / 10 gennaio 2017 in I cannoni di Navarone

Tratto dall’omonimo romanzo del prolifico Alistair MacLean, che combatté nella seconda guerra mondiale nella Royal Navy, I cannoni di Navarone si innesta nel filone dei film che raccontano una più o meno verosimile storia di finzione – ancorché ispirata da fatti realmente accaduti – ambientata durante una guerra: come era avvenuto, ad esempio, con Per chi suona la campana di Sam Wood (tratto da Hemingway) e come avverrà per Dove osano le aquile, anch’esso basato su un romanzo dello stesso MacLean.
La pellicola di J. Lee Thompson ha un’aura di mito soprattutto nei vecchi aficionados dei classici di guerra.
Merito di un ritmo intenso, di una connotazione da kolossal e dell’interpretazione di grandi attori come Gregory Peck (nel momento migliore della sua carriera – si preparava ad ottenere l’Oscar per il ruolo di Atticus Finch ne Il buio oltre la siepe), David Niven (con il suo humor british che emerge in tutta la pellicola) e Anthony Quinn.
Quest’ultimo, un caratterista di lusso già vincitore di due Oscar come attore non protagonista, regala una recitazione eccellente nei panni del colonnello greco Andrea Stavrou.
Un legame, quello tra Quinn e la Grecia, consolidato dall’intitolazione a suo nome di una delle più belle spiagge di Rodi, località dove è girato in maggior parte il film.

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