Hukkle

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Hukkle

Usando quasi nessun dialogo, il film segue un certo numero di residenti (sia umani che animali) di una piccola comunità rurale in Ungheria: un vecchio con singhiozzo, una pastorella e le sue pecore, una vecchia che può o meno essere all'altezza bene, alcuni cantanti folk ad un matrimonio, ecc. Mentre la maggior parte del film è una serie di vignette, c'è una trama secondaria sinistra e spesso appena percettibile che coinvolge l'omicidio.

Titolo Originale: Hukkle
Attori principali: maschioFerec BandimaschioJózsefné RáczMargitai ÁgiMargitai ÁgiEszter ÓnodiEszter Ónodi
Regia: György PálfiGyörgy Pálfi
Sceneggiatura/Autore: György Pálfi, Zsófia Ruttkay
Produzione: Ungheria
Genere: Drammatico, Poliziesco, Thriller
Durata: 78 minuti

Dove vedere in streaming Hukkle

M / 28 Gennaio 2019 in Hukkle

Film in qualche modo simile al bellissimo Le quattro volte di Michelangelo Frammartino: ed è l’unico paragone che potrei riuscire a fare. Assenza quasi totale di dialoghi, scandaglio del mondo rurale odierno, sguardo felicemente indifferente a ciò che si racconta. Persino alcuni tratti minuti sono molto simili: il film ungherese inizia con un vecchio contadino che continua a singhiozzare senza poter smettere (Hukkle infatti dovrebbe voler dire singhiozzo); il film italiano inizia con un vecchio contadino che continua a tossire senza poter smettere.
Ma c’è una differenza direi fondamentale: Le quattro volte è un film che cerca di contenere nell’inquadratura quanto più possibile, vuole riassumere un intero mondo all’interno dell’opera cinematografica. Hukkle, al contrario, indugia spessissimo, direi quasi sempre, nel particolare: inquadrature ravvicinate che raccolgono testimonianza di qualsiasi cosa riescano a trovare, umano o animale, naturale o artificiale, poco importa. Spiccano i 15-20 secondi a pochi centimetri dai testicoli di un porco. Ma i testicoli sono solo il simbolo di tutto il resto, perché il film sembra volerci dire che il particolare è osceno, che le cose, tutte le cose, viste da vicino sono ributtanti. E in questo senso la scena più riuscita raffigura una vecchia che prepara da mangiare e poi la famiglia riunita che mangia: tutto perfettamente normale e quotidiano, ma quando ingrandito dalla vicinanza della macchina da presa, tutto tremendamente orrendo. Vedere la gente che mangia con l’inquadratura a pochi centimetri dalla bocca e il suono della masticazione a martellare l’orecchio è un’esperienza cinematograficamente più estrema di un qualsiasi Alien.

In tutto questo c’è anche una trama: nel villaggio infatti avvengono una serie di misteriose morti, tutte riguardanti uomini di una certa età. Nel mezzo però di questo finto documentario etnografico, e senza le parole ad aiutare la comprensione, quelle morti sembrano uno dei tanti fatti di quel mondo rurale e sono impossibili da ricostruire con precisione, dovendo solo guardare da fuori il poliziotto che indaga. È qui che lo stile si fa concezione di un mondo: interessandosi infatti ai dettagli della vita rurale un mondo che pare idealizzato si scopre invero nefando fino alla sconcezza. Cos’è successo, o almeno una vaga idea di cosa potrebbe essere successo, viene alluso nel finale del film, a una festa di matrimonio in cui un coro femminile spiega come assassinare il marito (e quel coro sarà l’unica parte “parlata” del film).

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Le voci del mondo / 18 Marzo 2011 in Hukkle

In un villaggio ungherese un vecchio con un singhiozzo persistente, sempre seduto sulla stessa panchina, osserva il lento scorrere della vita.
La prima parte del film è una ininterrotta sequenza di scene di vita agreste, apparentemente slegate fra loro. Sembra di assistere ad uno strano documentario sulla bellezza del vivere in campagna.
Tutto scorre placido, sonnolento, fino a quando entra in scena la morte, la sofferenza. E tutto cambia. Sembra quasi di sbirciare nel giardino di Leopardi. L’andirivieni dei cortei funebri ormai scandisce il tempo del villaggio. Solo il singhiozzo del vecchio continua imperterrito.
Il mistero delle morti violente verrà in parte svelato solo alla fine del film. Ma tutto rimane un po’ oscuro.

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