Recensione su Urlo

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My generation. / 12 marzo 2014 in Urlo

Non si tratta solo della cronaca del processo intentato a Ferlinghetti, editore di Ginsberg, accusato di oscenità per aver pubblicato Howl, né siamo di fronte ad una semplice biografia del poeta beat.
Questo film è un riuscito esempio di didattica: fonde storia, biografia ed analisi di un testo (altrimenti assai complesso, quasi indecifrabile), grazie all’uso di più strumenti linguistici. Si va dalla parola (il mezzo intervista) all’immagine animata, all’interpretazione drammaturgica, all’elaborazione pop ed astratta di figure “classiche” (il fotogramma in cui Ginsberg e Orlovsky ululano sotto un cielo tricromatico, ai piedi di un grattacielo déco, ricorda sia certi manifesti pubblicitari degli anni Trenta che una certa iconografia futurista), in una felice e mai stucchevole commistione di toni e registri.

Posto che il film di Rob Epstein e Jeffrey Friedman (prodotto anche da Gus Van Sant) possa non spiegare per filo e per segno la genesi e lo sviluppo dell’opera di Ginsberg, né parafrasare ad uso e consumo di tutti ogni singolo verso che la compone, credo che esso rappresenti, comunque, un inedito e valido strumento di comprensione e divulgazione.

Bravo James Franco, appassionato, eppure puntualmente misurato.
Molto bella, affatto manierata, la colonna sonora: notevole This Wheel’s on Fire di Dylan, sui titoli di coda.

Nota: Jon Hamm sembra essere passato dal set di Mad Men a quello di Howl senza cambiarsi d’abito.

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