Recensione su Dragon Trainer 2

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20 Dicembre 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Se How To Train Your Dragon fosse stato un film d’animazione qualunque probabilmente il sequel non mi avrebbe deluso così tanto.
È pieno di trovate banali: in primis Drago Bludvist e il drago Alpha che può controllare la mente degli altri draghi, ma anche il “We have our dragons!” completamente random del finale che ricalca vagamente quello del primo film (“… we have dragons!”).
Quando potrebbe avere occasioni di essere originale, le butta all’aria: il ritorno della madre di Hiccup che si ricongiunge immediatamente col padre, la morte di quest’ultimo per mano di Toothless posseduto risolta nel giro di cinque minuti, il presunto filo conduttore sull’essere capo di Hiccup concluso che lui diventa capo perché sì, boh, spallucce.
Ecco, quello che manca più di tutto a questo film è un percorso per il protagonista. Se il primo film si può riassumere in “ragazzino sfigato che fa della diversità la sua forza”, il sequel non ha nulla del genere (“ragazzo non più sfigato diventa capo dopo battaglia e morte del padre”). Anzi, non ha proprio nulla da aggiungere a quello che diceva il primo film.
Poi vabe’, magari vi piacciono l’animazione, gli occhioni dolci di Toothless o la vichinga che sbava per i muscoli del nuovo belloccio di turno, ma da parte mia cercherò di dimenticare, dimenticare, dimenticare.

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