Recensione su Hotel Rwanda

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6 aprile 2011

Film drammatico e intenso che narra della guerra civile in Rwanda del 1994 e in particolare della figura di un uomo, di stirpe Hutu, che accoglie nel suo hotel un migliaio di profughi sia Hutu che Tutsi (una sorta di Schindler ruandese).
La situazione è inizialmente quasi tranquilla con il presidente del Rwanda che sta per firmare l’accordo tra i ribelli Tutsi e gli Hutu; ma gli Hutu iniziano una sorta di pulizia etnica ed inizia il dramma.
Alcune scene sono terribili, con il terrore che cresce (agghiaccianti un paio di scene, una con la strada lastricata di cadaveri) anche per il coinvolgimento soprattutto di bambini, perchè drammaticamente gli Hutu vogliono sopprimere le future generazioni.
Paul è di etnia Hutu ( ottima interpretazione di Don Cheadle) ma la moglie è Tutsi , inizia ad accogliere varie persone prima nella sua casa, per poi trasferirle più al sicuro nell’Hotel.
Il personaggio a cui si devono le parole migliori è Joaquin Phoenix nei panni di un giornalista: prima fa notare come esteticamente non ci siano differenza tra Hutu e Tutsi (prende due ragazze di etnia diversa dicendo che potrebbero esssere sorelle), poi quando gli europei vengono fatti evacuare, si sente una “merda”.
Ed è proprio il disinteresse delle Nazioni più potenti la cosa che disgusta di più (perchè purtroppo è stato reale), se non ci sono interessi in gioco (petrolio-Medio Oriente) non hanno nessuna motivazione a intervenire anche se vengono massacrate migliaia (ma si arriverà al milione) di persone.
A poco serve la buona volontà di qualcuno come il colonnello delle forze Onu che però ha le mani legate per gli ordini che riceve dall’alto (un bravo Nick Nolte) e il presidente della società che gestisce l’Hotel che con i suoi agganci riesce a tutelare gli abitanti dell’albergo (un bravissimo Jean Reno).
Film interessante, intenso e drammatico che porta a conoscenza fatti poco narrati dalla stampa dell’epoca (si era sentito parlare ma forse senza comprendere la portata dell’evento). Inoltre permette di esplorare una realtà, quella africana, spesso luogo di lotte intestine interne che solo con gravi fatti di cronaca torna alla ribalta dei media.

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