Recensione su Hotel Magnezit

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Hotel Magnezit / 2 gennaio 2016 in Hotel Magnezit

Nel raccontare la storia di un vecchio operaio cacciato dall’ostello in cui si era sistemato, forse a causa di una delazione di quelli che considerava suoi compagni di sventure, Béla Tarr costruisce un cortometraggio (il suo primo lavoro ad essere proiettato, se si escludono le opere giovanili) di stampo fortemente realista.
I temi sono pressoché gli stessi del suo primo lungometraggio (Nido familiare): la vita del sottoproletariato e la ricerca di una sistemazione – ossia la più basilare delle esigenze umane dopo quella del nutrimento – ai tempi dell’economia pianificata comunista.

Un bianco e nero sgranato, dialoghi e riprese incalzanti (in prevalenza primi piani) e la recitazione più che dignitosa di attori non professionisti forniscono la cifra di quello che sarà il Béla Tarr dei primi lungometraggi.
Pur essendo stilisticamente assai distante dalle opere della maturità, il regista già lascia intuire quelli che saranno alcuni dei suoi temi ricorrenti.

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