Recensione su Una tomba per le lucciole

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Gli ingredienti del capolavoro / 17 Marzo 2016 in Una tomba per le lucciole

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sensazioni, ricordi e immagini si mescolano nei momenti finali della vita e immediatamente successivi alla morte di Seita. I bombardamenti, la guerra e la fuga verso il rifugio vengono mostrati come azioni di ordinaria quotidianità, la spiaggia da gioco diventa ricettacolo di amari ricordi, la mente vaga al legame con l’amata sorella e la morte è il protagonista stesso di questo agglomerato di emozioni.
Lo sguardo finale alla Kobe odierna è un inno alla speranza e alla vita, che abbandona la distruttiva esperienza tanto colpevole quanto vittima dell’ostinato patriottismo nipponico del secondo conflitto mondiale.
Al di là della splendida resa visiva e una colonna sonora di primo ordine, Una tomba per le lucciole è il film pacifista per eccellenza.
Se prima era un’idea, ora è una certezza: il vero maestro di animazione giapponese per me si chiama Isao Takahata, non me ne voglia Miyazaki e i suoi estimatori.
Inedito in Italia con colpevole ritardo, grazie però ad uno sdoganamento del cinema d’animazione e d’autore giapponese c’è stato un ridoppiaggio (e questo io consiglio di recuperare).
Dolorosissimo ed imperdibile.

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