Recensione su Horse Girl

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Svaporato / 17 Febbraio 2020 in Horse Girl

Nonostante, negli ultimi tempi, Netflix abbia prodotto diversi film davvero buoni (Storia di un matrimonio, The Irishman, I due papi, Roma, Sulla mia pelle sono i primi che mi vengono in mente),Horse Girl segna un notevole passo indietro della casa di produzione e distribuzione, facendo(mi) ripiombare nella selva malmostosa dei film originali Netflix pasticcioni e pasticciati.

Prima di Horse Girl, presentato al Sundance 2020, del regista Jeff Baena avevo già visto Life After Beth (2014), una rilettura abbastanza originale del filone zombie che, però, non mi aveva convinta fino in fondo. Nota: anche lì, c’erano gli attori Molly Shannon e Paul Raiser, un paio di quelle facce che vediamo in trentamila film statunitensi, ma a cui non sappiamo mai dare un nome/non riusciamo ad attribuire una filmografia precisa.

L’allure di Horse Girl è molto indie, il che non mi dispiace. Ma il suo problema più grosso (già riscontrato nel film citato) è che, dopo ottime premesse, in questo caso rette da una bravissima attrice protagonista, Allison Brie, a un certo punto si perde, evapora, scompare. Esatto: da un certo punto in poi, improvvisamente, il film, che, pure, tratta in maniera molto interessante e delicata il tema del disturbo psichiatrico, si dissolve senza lasciare traccia, né tirare le fila dei vari discorsi e degli spunti tirati in ballo.

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