Recensione su Il matrimonio che vorrei

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24 Gennaio 2014

Quale leggiadra e fresca interpretazione ci ha regalato Meryl Streep in questo film? E quanto è stato misurato e al contempo tener il burbero Tommy Lee Jones? Con due attori così, davvero intramontabili, ed una premessa tutto sommato stuzzicante, il film prometteva bene. E non mi ha delusa.
Si può cambiare un matrimonio?
Di fronte a questa domanda orde di scettici e, probabilmente, pile e pile di testi, risponderebbero di no, un no secco.
Il film ci dice qualcosa di diverso.
Non si tratta, a mio avviso, di una smielata morale del tipo “tutto è possibile se lo vuoi con il cuore”, bensì di dire sì alla possibilità che due persone, vicine ma allo stesso tempo lontane, intraprendano un percorso alla riscoperta di qualcosa che c’è ma è sepolto sotto anni di cicatrici, cose non dette, paure mai svelate, tutto in nome del supremo quieto vivere.
Si tratta di una situazione che credo sia comune a moltissime persone e, peraltro, è stata già trattata, indubbiamente, in molti film, ma in questo in particolare ho avuto modo di apprezzare la delicatezza e l’equilibrio con cui si è cercato di affrontarla.
Più che nel fornire risposte, il film si concentra nell’indirizzare lo spettatore verso i giusti interrogativi, verso i nodi focali del rapporto tra i due protagonisti, e questo attraverso un “viaggio” di scoperta che riguarda loro per primi, conferendo a tutto l’insieme un ritmo crescente e incalzante, con diversi cambi di prospettiva.
Non c’è età per riscoprirsi vicini a qualcuno.
Non ho potuto fare a meno di apprezzare, soprattutto, il piglio e la credibilità di Meryl Streep in un ruolo così particolare e, in generale, la bravura dei due interpreti, che non si sono risparmiati di fronte ad una sceneggiatura che prevedeva qualche momento un po’ “particolare”.
Unico neo che gli riconosco è il finale, che, secondo me, stona con la coerenza interna del film nel non cedere a facili morali da commedia romantica, andando forse un po’ troppo in là e superando il concetto di “percorso” che invece avevo molto apprezzato durante la visione.
Se si fosse fermato alla penultima scena, l’avrei apprezzato ancora di più.

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