Recensione su Hollywoodland

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17 Gennaio 2012

Hollywood, un tempo, si chiamava “Hollywoodland”: il mitico cartello posto sulle colline di Los Angeles perse le ultime quattro lettere alla fine degli Anni Quaranta, in seguito ad una scossa di terremoto.
Si tratta di una sottrazione che ha qualcosa di simbolico: pare quasi la fine, dichiarata, di un’innocenza che il mondo di Hollywood non ha mai veramente posseduto, lordata definitivamente dalle sozzure nascoste dalla patina degli Studios che, a fasi alterne, emergevano sulle pagine dei giornali.

Anche Reeves, il protagonista dolente di questa storia, ha smarritoo definitivamente i propri sogni, in quel di Hollywood e per colpa di Hollywood.
La storia si preannuncia come un bel noir alla Ellroy, ma -dopo una prima metà avvincente- si perde per strada e, benché il finale, solo apparentemente irrisolto, sia particolarmente interessante, non riscatta alcune lungaggini e varie ingenuità.

Nel complesso, si tratta di un film gradevole, ma non irrinunciabile nel suo genere.
Buon cast: Diane Lane è un’azzeccata riccona di mezza età ingannata anch’essa, a modo suo, dalla chimera hollywoodiana; Ben Affleck è sincero e convincente; Brody, supportato da un fisico originale, è inaspettatamente adatto al ruolo di detective “maledetto”; Bob Hoskins torna quasi alle atmosfere di Roger Rabbit, stavolta -però- dalla parte dei cattivi.

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