Recensione su Hollywoodland

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19 maggio 2011

premetto che a me questo tipo di film piace, sono di parte. E per tipo di film intendo storia minimale con ottima ricostruzione d’epoca.
E’ costruito su due vite parallele che si intrecciano, due vite che si specchiano, due sconfitti, due scontenti, l’uno, il divo fallito, dentro al meccanismo della macchina dei sogni non regge al proprio sogno, al proprio desiderio di un posto al sole, l’altro, il detective che sguazza un po’ letterariamente fra divorzi e piccole storie di minima umanità, è decisamente meno preso dall’utopia e molto di più dal realismo. Ed Afflleck è pure bravo, ma spezzerei una lancia per la Lane, che si invecchia, si imborghesisce in un ruolo di donna ricca con matrimonio straaperto e amanti che si avvicendano.
Tutti sono bravi intendiamoci.

Molto bella la scena della reazione del pubblico all’apparire in Da qui all’eternità di Reeves, ormai schiacciato nel ruolo di superman televisivo, un piccolo segnale dell’innocenza del pubblico, con conseguente cattiveria, che identifica attore e ruolo, un’ottima rappresentazione della mefistofelica macchina da guerra che era Hollywood come industria, per cui è bene sapere che “Via col vento è un film che ha fatto un sacco di soldi”, parola e epitaffio del Tycoon della Metro

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