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Recensione su Hitchcock

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Hitchcock, un uomo ossessionato dal delitto / 6 aprile 2013 in Hitchcock

“Questa è l’autentica ispirazione da cui nasce Psycho: ognuno di noi nasconde un lato oscuro di violenza e di orrore”. Affascinante, vero?

1959. Alle soglie dei 60 anni Hitchcock cerca la nuova sceneggiatura per il prossimo film. Dopo il successo di Intrigo internazionale le aspettative del pubblico e delle case di produzione sono molto pretenziose. Alcuni azzardano l’idea che il regista potrebbe addirittura ritirarsi dalle scene e che il progetto di Psycho risulterebbe un investimento pericoloso e una macchia nella carriera del maestro.

Mai errore fu più grossolano.

Hitchcock, crede nel suo progetto. Fino in fondo. Fino a rischiare il suo patrimonio e la sua reputazione.

La vicenda della creazione di Psycho si interseca con quella più privata del rapporto con sua moglie Alma Reville, una relazione basata sull’affinità intellettuale, sul rispetto e sul sarcasmo che cela un po’ di insana gelosia.

Le sue attrici, tutte necessariamente biondissime, tutte plasmate dal regista come in La donna che visse due volte, sono parti di un malessere sempre palese nei suoi film, un’impronta riconoscibile che ne fa un grandissimo regista. Molti anni dopo grazie al lavoro di Truffaut e al Cahiers du Cinema verrà sdoganata l’idea riduttiva di Hichcock come semplice maestro dell’horror per essere innalzato nell’olimpo degli autori di genere.

Il cast imprime alla pellicola una forza attoriale spettacolare. Un eccellente e ingrassato Anthony Hopkins è quasi irriconoscibile; il premio Oscar Helen Mirren riesce a esaltare ogni sfaccettatura caratteriale del complicato e affascinante personaggio di Alma Reville ; Scarlett Johansson e Jessica Biel sono garanzie di freschezza.

Il film di Gervasi non si risparmia nel mettere in gioco tutti gli elementi psicologici e le contraddizioni di un genio, sempre in bilico tra inquietudini e humor. Significativi sono i continui riferimenti a una Hollywood troppo vicina a logiche di tipo commerciale, logiche che Hitch ribalta costantemente con l’autorevolezza del suo nome, con l’ingegno e con un’arma segreta. Quale? L’ossessione che si manifesta nei dettagli. Hitch spia ogni cosa… una volta da un buco nel muro, una volta dalla finestra, ma soprattutto dall’occhio attento della sua macchina da presa, l’unica a percepire l’”assoluta verità”.

Giulia Venditti

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