Historias Mínimas

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Historias Mínimas

Patagonia argentina, provincia di Santa Cruz. Tre persone, tre diverse generazioni, in viaggio verso Puerto San Julian per tre differenti motivi. Il vecchio Don Justo per cercare il suo cane, che lo aveva abbandonato e che custodisce il suo segreto. Roberto, un rappresentante di commercio innamorato di una cliente vedova, per portare una torta di compleanno al figlio di lei. E infine Maria Flores, giovane madre di povera estrazione sociale, per partecipare a un gioco a premi in una trasmissione tv...
hartman ha scritto questa trama

Titolo Originale: Historias mínimas
Attori principali: Javier LombardoAntonio BenedictiJaviera BravoJulia SolomonoffLaura VagnoniRegia: Carlos Sorin
Sceneggiatura/Autore: Pablo Solarz
Produzione: Argentina, Spagna
Genere: Drammatico, Commedia
Durata: 92 minuti

Le tre solitudini / 10 Maggio 2013 in Historias Mínimas

“Arrivati ad una certa età, non c’è niente di peggio delle solitudine: ti scava dentro, poco a poco, ti annienta, ti devasta. È come un vento freddo, tagliente, ti spoglia di tutte le certezze, di tutte le tue passioni, ti rende inerme, nudo, ti toglie il desiderio di continuare a vivere. Io, però, non avevo nessuna intenzione di soccombere, avevo ancora qualcosa da fare, dovevo saldare un conto con la mia coscienza.
Così quando mi dissero che il mio cane era ancora vivo, il mio cane che mi aveva abbandonato, che era fuggito da me nauseato dalla mia vigliaccheria, presi la palla al balzo: lo avrei cercato, lo avrei trovato, avrei percorso quei chilometri che mi separavano da lui anche a piedi, con i miei scarponi da montagna o perfino in ginocchio. Costi quel che costi.”

Un film piccolo, delicato, tre storie che si intrecciano, si toccano. Si parla di solitudine, di ricerca della propria identità e delle proprie certezze messe in dubbio. Storie di tutti i giorni, raccontate con una lieve ironia, con un sorriso appena celato, con affetto. E su tutto il magnifico e desolato paesaggio della Patagonia: deserti sconfinati, suggestivi, affascinanti.
qui la “colonna sonora”.

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17 Aprile 2013 in Historias Mínimas

Questo film delicatamente minimalista è un piccolo capolavoro di lentezza e quotidianità.
Le “piccole storie” sono in realtà storie di una drammatica eccezionalità per chi le vive. Quell’eccezionalità di chi conduce una vita modesta e si trova a dover fare i conti con l’imprevisto.
La Patagonia è terra di viaggi. Gli spazi da coprire sono enormi e il viaggio è necessità anche per chi in quelle terre ci abita tutto l’anno. Ma il viaggio è, per chiunque, scopo e pretesto, come ci insegna Chatwin, per la ricerca e la scoperta, non solo dell’altro e dell’altrove, ma soprattutto di se stessi.
Don Justo e Maria Flores trasmettono efficacemente il travaglio interiore legato alla scelta di partire. Le resistenze da superare per la naturale propensione alla stanzialità sono sempre enormi e legate ai motivi più disparati. Eppure alla fine l’impulso a partire si fa strada, superando gli ostacoli.
Sorin accompagna il viaggio con dialoghi apparentemente vaghi ma anche con i silenzi. A tratti ricorda il Bergman de Il posto delle fragole, con l’aplomb scandinavo sostituito dal lento fatalismo tipico dei caratteri temprati dai venti della Patagonia.
Il relativismo geografico negli occhi innocenti di Maria Flores: l’insignificante crocevia che è il paesino di Fitz Roy e l’altrettanto insignificante cittadina di Puerto San Julian sembrano due mondi diversi e lontani.
La quotidianità scossa dalla partecipazione alla trasmissione tv, con gli occhi della ragazza che scintillano di una gioia ineffabile.
Una regia dinamica, che privilegia i primi piani e il particolare, e regala a tratti qualche inquadratura memorabile.
Una splendida fotografia che esalta i paesaggi della Patagonia centrale, in quel tratto della Ruta 3 poco trafficato dai turisti e molto dai camionisti. Tra i film che ho visto ambientati in Patagonia questo è probabilmente quello più riuscito da un punto di vista paesaggistico.
Sorin si è servito di attori non professionisti, eccezion fatta per il personaggio di Roberto (che è infatti forse quello meno autentico). Il fatto che uno dei punti forti di questo film sia proprio l’interpretazione è un piccolo miracolo.
L’apatica espressività di Don Justo è eccezionale, e fatico ad immaginare una identica resa da parte del più consumato degli attori.
Quello sguardo carico di dignità ed esperienza non si può inventare dal nulla.
Solo la vita può forgiare due occhi come quelli di Don Justo.

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La dolcezza del dettaglio. / 15 Febbraio 2011 in Historias Mínimas

Ci sono certi film che, come alcune persone, per spiegarsi devono gridare.
Poi ne esistono altri.
Pietre preziose senza valore monetario. Denari che si sognano baratto.
Saggi che non spiegano. Provano a pensare.
Storie, minime come tutte le esistenze.
Uno sguaurdo che si fa monologo capace di dialogare.
Il potere di coloro che non hanno forza.
La sono.

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