Recensione su Hiroshima mon amour

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Lo sguardo lucido dell’entomologo / 19 Aprile 2012 in Hiroshima mon amour

Esordio cinematografico folgorante di Resnais, pellicola di portata innovativa ancora oggi notevolissima per la sua impostazione anticlassica, non a caso considerata tra le opere paradigmatiche della Nouvelle Vague, concepita inizialmente quasi come film documentario sugli effetti del bombardamento di Hiroshima, cede via via il passo a un registro narrativo di tipo sentimentale-psicologico molto interiorizzato, sorretto dal dialogo-monologo scritto da Marguerite Duras, in un intreccio di generi che sarà tipico del regista francese anche nella sua filmografia successiva.
Dal bombardamento atomico così come dalla storia personale che racconta la donna sono passati 14 anni. Un intervallo di tempo che ci consente di recuperare una lucidità di analisi. I drammi individuali e le tragedie collettive possono ripetersi, identicamente o con effetti ancor più devastanti, senza la capacità di saper leggere la Vita e la Storia con lo sguardo freddo dell’entomologo e di saper imparare dall’esperienza.
In quest’ottica perfino la fisicità e la sensualità degli abbracci assumono valore di composizione figurativa astratta e la pelle degli amanti una inaspettata qualità luministica. Se la rappresentazione del dramma deve essere depurata degli eccessi emotivi, allora lo scenario ideale diventa l’architettura lecorbusieriana del museo di Kenzo Tange e della piazza antistante, modernissima e razionale ma al tempo stesso fredda, straniante, distaccata. In questa luce, in questa nuova oggettività, che ci svela le cose per come realmente sono, la raffigurazione del Giappone appare totalmente priva di stereotipi, così quella tragedia smette di essere un evento che colpisce un solo popolo per riguardare l’umanità tutta e acquisire la stessa universalità che acquistano i due protagonisti nel finale, quando, anche se per un solo momento, scelgono di perdere la propria identità per assumere il nome delle due città cui risultano indissolubilmente legati.

2 commenti

  1. wigelinda / 20 Aprile 2012

    La sequenza iniziale degli abbracci e della pelle modificata dalla sabbia, dalla pioggia e così via non ha eguali. Riesce a emozionarmi ogni volta anche dopo i milioni di volte in cui l’ho vista 🙂

  2. mandelbrot / 20 Aprile 2012

    Sì, è una sequenza ispirata e molto diretta, senza antefatti, come se volesse da subito comunicare di cosa si sta parlando, che è proprio l’incontro a innescare la catena di memorie e lo svolgimento del film. Anche abbastanza audace, considerato l’anno di produzione del film 😉

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