Recensione su Highwaymen

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La lunga strada della noia / 6 luglio 2015 in Highwaymen

Ve lo ricordate “The Hitcher”? Era quel film in cui un ragazzo dava un passaggio a uno sconosciuto che in seguito si rivelava essere un pericoloso assassino psicopatico che si divertiva a perseguitare il povero protagonista lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue. Era il 1986 e quell’inquietante thriller segnava il brillante e promettente esordio nella regia di Robert Harmon, che però successivamente non ha più azzeccato un film.
Nel 2003, quasi due decenni dopo quel thriller sconvolgente interpretato da un giovane Chris Thomas Howell e da un Rutger Hauer in stato di grazia, Harmon ha provato a tornare sulla strada per realizzare “Highwaymen”, un film che riprende lo schema narrativo di “The Hitcher”, che prevede tre personaggi (due uomini e una donna) al centro della storia, forse nella speranza di ritrovare l’ispirazione dei vecchi tempi, quella che gli aveva consentito di debuttare alla grande dietro alla macchina da presa, ma il risultato è scialbo e deludente. “Highwaymen” sa di minestra riscaldata, e non è nemmeno lontanamente paragonabile a “The Hitcher”.
La trama è presto detta: cinque anni dopo aver perso la moglie, investita e uccisa da un pirata della strada, Rennie Cray (James Caviezel) è alla ricerca dell’automobilista responsabile della morte della sua consorte, James Fargo (Colm Feore), che, con la sua Cadillac Fleetwood Eldorado del 1972, continua a mietere vittime spostandosi da un posto all’altro degli Stati Uniti per sfuggire alla polizia.
Dopo tanto girovagare, Rennie, a bordo della sua rombante Plymouth Barracuda Super Stock Hemi del 1968, riesce finalmente a trovare l’uomo che stava cercando da tanto tempo, e da quel momento pensa soltanto a consumare la sua vendetta con l’aiuto di una donna, Molly Poole (Rhona Mitra), finita nel mirino del guidatore psicopatico dopo essere uscita viva da un tamponamento a catena in una galleria causato dal serial killer a quattro ruote, che ha approfittato della situazione per travolgere e uccidere con la propria macchina una ragazza, Alexandra Farrow (Andrea Roth), che stava viaggiando insieme a Molly.
Il problema di “Highwaymen” non è tanto la pochezza della trama, dato che si può fare un bel film anche con una storia pressoché inesistente (come, ad esempio, il folgorante “Interceptor”, 1979, di George Miller), né lo scarso spessore dei personaggi, che qui è quasi pari allo zero (Rennie e Molly sono entrambi segnati da un lutto: il primo è accecato dalla rabbia e non vede l’ora di farsi giustizia da sé, mentre la seconda vuole solo dimenticare; ma non aspettatevi chissà quale approfondimento psicologico), ma la piattezza della regia, che non riesce a infondere ritmo alla vicenda, un difetto non da poco per un film che si basa esclusivamente sull’azione.
Neanche il montaggio (di Chris Peppe) riesce a tenere desta l’attenzione dello spettatore, che durante la visione di questo scontato ed elementare thrillerino, che per fortuna dura appena ottanta minuti, corre il rischio di assopirsi. I cinefili più attenti non potranno non notare i riferimenti a “Duel” (1971) di Steven Spielberg e a “La macchina nera” (1977) di Elliot Silversten, ma le citazioni provenienti dai film del passato non bastano per nobilitare una pellicola fiacca e senza nerbo che gira a vuoto, senza ingranare mai la marcia giusta.
Il sottotitolo italiano di “The Hitcher” era “La lunga strada della paura”, quello di “Highwaymen”, invece, “I banditi della strada”, ma, visto che in quest’ultimo il tedio regna sovrano, sarebbe stato più appropriato intitolarlo “La lunga strada della noia”. Insoddisfacente sia sul piano della sceneggiatura che su quello della regia, “Highwaymen” è un action movie dallo svolgimento banale, un thriller senza tensione con attori monoespressivi e con un finale talmente assurdo da sfiorare il ridicolo.
Un fallimento su tutta la linea. In definitiva, è un mediocre filmetto che si inserisce nel filone della vendetta, occupando però uno degli ultimi posti di un’ipotetica classifica sulle tante opere che trattano quel tema.

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