Recensione su Highlander - L'ultimo immortale

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It was a kind of magic (when we were young) / 20 Settembre 2016 in Highlander - L'ultimo immortale

Tra i maggiori esempi di film generazionale, Highlander è divenuto un cult (dunque immortale come il suo protagonista) grazie ad una storia e ad un’idea di quelle che non possono non fare colpo sul grande pubblico. Ciò che salva il film da una trama che, tuttavia, ben presto finisce per rivelarsi banale, sono alcune cose interessanti che fanno capolino qua e là: la colonna sonora dei Queen, ovviamente, vero must della pellicola; l’atmosfera anni Ottanta che si respira un po’ ovunque nelle scene ambientate nel presente, da una parte, e, dall’altra, i costumi e le ambientazioni delle sequenze ambientate nel passato, che si alternano alle prime con regolare cadenza.
Il mitico Eilean Donan Castle, in particolare, appare in diverse scene in tutta la sua carica suggestiva.
Tra le canzoni dei Queen, indimenticabili Princes of the Universe, che apre sui titoli di testa con una scarica di adrenalina direttamente iniettata in endovena allo spettatore, Who Wants To Live Forever e A Kind of Magic, che si sente invece sui titoli di coda.
Christopher Lambert ha lo sguardo perfetto per impersonare l’immortale confuso dalla modernità; nelle scene ambientate nel passato, invece, la sua pettinatura si abbina perfettamente alla sua peculiare fisionomia restituendo un’impressione genuina di un uomo di altre epoche. Peccato per il poco spazio dato a Sean Connery.

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