Recensione su High-Rise: La rivolta

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Molto strano, decisamente / 28 Settembre 2017 in High-Rise: La rivolta

Siamo nel 1975, ma è un 1975 alternativo. A Londra c’è un complesso di grattacieli all’avanguardia dove va a vivere il nostro protagonista, il dottor Laing (Tom Hiddleston). Difficile già dall’inizio (che peraltro in realtà parte con scene piuttosto forti e crude, per poi tornare a tre mesi prima, appunto all’arrivo di Laing) descrivere il film: nel palazzo i rapporti tra le persone sembrano falsi, la gente al tempo stesso però sembra vivere senza farsi troppe domande all’interno del palazzo, che praticamente non viene mai lasciato da nessuno, se non per il lavoro: un palazzo autosufficiente, dove la gente ha tutto, e dove si svolgono incredibili feste, al limite, se non oltre, l’assurdo. Il dottore conosce una giovane donna, Charlotte (Sienna Miller), madre single, con la quale ha presto un rapporto. Ma le cose si fanno decisamente più strane quando viene richiesta la sua presenza dal signor Royal (Jeremy Irons), l’architetto fautore del progetto, che vive al 40° piano, con la moglie fuori di testa e un piano stesso decisamente particolare. Col passare del tempo comunque, i problemi relativi alla tecnologia ai piani più bassi si intensificano, e sembra che una lotta, che si può definire di classe, sia imminente. Difficile descrivere il film ulteriormente, già così forse ho detto troppo, conviene vederlo e farsi una propria idea. Personalmente lo considero sufficiente, il film, per quanto confuso, incasinato e volutamente assurdo, ha sicuramente il suo perché, e la recitazione e il montaggio sono punti a favore di questo prodotto. Che comunque resta molto complesso da capire, onestamente diverse cose non penso di averle afferrate anche se sono stato molto attento, probabilmente il libro di J.G. Ballard dal quale è tratto non era affatto facile da trasportare sullo schermo. Tuttavia, il sei ci sta, almeno per l’originalità, però non di più.

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