Recensione su Lo straniero senza nome

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GHOST RIDER / 9 aprile 2017 in Lo straniero senza nome

Seconda regia per quella mascella d’acciaio di Eastwood che si dimostra sicuro dietro la macchina da presa (confermando di aver assimilato la lezione Leoniana) tanto quanto lo era davanti, sfornando il suo primo successo.

Storia di vendetta dai contorni sovrannaturali che alla sua uscita nelle sale, venne persino vietato ai minori di 18 anni…altri tempi.
La trama è quella solita. Uno straniero senza nome, giunge in città dal nulla, fredda subito tre male intenzionati ed ottiene l’ammirazione immediata della cittadinanza che gli chiede di organizzare una difesa per l’imminente arrivo di tre fuorilegge. Nulla di nuovo sotto sole quindi? Sbagliato….perché il film possiede svariati elementi d’interesse.
Il primo è senza dubbio l’ambiguità del protagonista. Sappiamo quasi subito che si trova in città non del tutto casualmente e lo scopriamo con una sequenza onirica che ricorda vagamente un Lynch grezzo.
Il secondo è il ruolo da protagonista che assurge la suggestiva città di Lego. L’avvento dello straniero porterà scompiglio nella comunità e sfalderà gli assetti sociali, facendo emergere a galla gli interessi personali e gli scheletri nell’armadio.

Nota di demerito all’adattamento italiano che stravolge il finale, cambiando una battuta fondamentale ,per rendere l’opera più convenzionale…un vero peccato.

Voto: 7,5

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