Recensione su Alta fedeltà

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Musica e sofferenza / 31 marzo 2011 in Alta fedeltà

Inizia proprio così, con una rivisitazione del paradosso aristotelico dell’uovo e della gallina, adattata al tema del film. Musica e sofferenza. E’ nata prima la musica o la sofferenza? Soffro perchè ascolto musica o ascolto musica perchè soffro?
Queste domande riassumono il tema del film di Stephen Frears, tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby, che vede protagonista un ottimo John Cusack, nella parte di un ragazzo appassionatissimo di musica e parecchio sfortunato con le donne. Rob parte dall’ultima delusione d’amore per stendere la top 5 delle delusioni della vita. Il film è piacevole (azzeccatissima la scelta di articolarlo come un racconto rivolto allo spettatore), frizzante e musicalmente molto colto (i commessi del negozio di Rob rappresentano un richiamo musicale iper-variegato).
Rob è un personaggio talmente legato alla musica da aver paura di cambiare, per perdere quello che ha, quella libertà che il suo stile di vita gli concede. Lui ed i suoi amici commessi (uno è un Jack Black in piena forma) tendono a chiudersi in un universo musicalmente raffinato, che ad ogni situazione associa una cinquina musicale. E’ un club esclusivo e rassicurante, da cui però ognuno dovrà uscire, in un modo o nell’altro, senza perdere la propria identità.
E’ un film delicato e rappresentativo con un bel cast e una colonna sonora più che calzante.

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