Recensione su Anatomia di un rapimento

/ 19637.931 voti

17 Maggio 2013

Anatomia di un rapimento.

Vi consiglio questa pellicola diretta da Akira Kurosawa, un noir che all’epoca non mancò di accuse, un’opera che fece parlare molto di sé.
Praticamente il regista venne accusato di fornire una guida in 100 minuti su come rapire un bambino. Se da un lato venne criticata negativamente, dall’altro vi fu un cambiamento.
La pellicola infatti servì si d’ispirazione ma all’autorità nipponica che cambiò alcuni articoli del codice sui sequestri in senso più duro tanto da farli diminuire. Kurosawa è molto attento al mondo criminale, tanto da mettere l’uno contro l’altro vittima, un ricco industriale (sarebbe meglio dire le vittime) e il carnefice ovvero quello che sembra essere uno studente di medicina invidioso dello stile del suo stile di vita. Egli credendo di rapire il figlioletto, sequestra invece quello del suo autista. Nelle prime scene della pellicola vediamo un industriale risoluto, pur di concludere un affare è stato disposto ad ipotecare tutto, eppure di fronte a quest’evento è disposto a pagare il riscatto ed andare in rovina. I Mass media diventano matti, il Giappone insorge, il caso diventa nazionale e l’industriale viene preso come modello, massimo esempio di moralità e correttezza. Il bambino viene lasciato per una somma copiosa, il denaro in piccolo taglio viene messo in due valigette e lanciato da un treno in corsa (scena bellissima).
Da questo momento si apre una lunga seconda parte, quella delle indagini.
I minimi particolari, dettagli a primo acchito inutili, personaggi loschi, tutto questo porterà sia lo spettatore che gli agenti a ritrovare il denaro e soprattutto a rendere giustizia…

DonMax

Lascia un commento

jfb_p_buttontext