2018

Hereditary: Le radici del male

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Hereditary: Le radici del male
Hereditary: Le radici del male

Alla morte di Ellen Graham, la vita della figlia Annie e della sua famiglia viene sconvolta da una serie di eventi drammatici legati all'anziana donna.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Hereditary
Attori principali: Toni Collette, Alex Wolff, Milly Shapiro, Gabriel Byrne, Ann Dowd, Christy Summerhays, Mallory Bechtel, Brock McKinney, Jake Brown, Morgan Lund, Jarrod Phillips, Heidi Méndez, Zachary Arthur, Moises L. Tovar, Austin R. Grant, Gabriel Monroe Eckert, Bus Riley
Regia: Ari Aster
Sceneggiatura/Autore: Ari Aster
Colonna sonora: Colin Stetson
Fotografia: Pawel Pogorzelski
Costumi: Olga Mill
Produttore: Kevin Scott Frakes, Lars Knudsen, Buddy Patrick, Jonathan Gardner, Toni Collette, Gabriel Byrne
Produzione: Usa
Genere: Horror
Durata: 127 minuti

Film atipico, inquietante e insolitamente lungo per il genere horror. / 1 settembre 2018 in Hereditary: Le radici del male

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film atipico, molto inquietante e con una durata insolitamente lunga per un film di genere horror.
Ari Aster si prende tutto il tempo necessario per mettere in scena tutti i disturbi mentali, i disagi e le problematiche dei protagonisti, coinvolgendo lo spettatore in un turbinio di immagini terrificanti, passando da una elaborazione del lutto a un vero e... continua a leggere » proprio incubo demoniaco ed esoterico.
L’atmosfera che si respira è buia e malsana e ti tiene costantemente in ansia, come in previsione di un orrore che non tarda a materializzarsi e a travolgerti con le sue terrificanti scene di forte impatto visivo.
Il senso di malessere ti perseguita per tutto il film e devo dire che ti rimane incollato anche dopo la visione.
Per me insieme a “Sinister” uno dei migliori horror degli ultimi anni, un horror d’autore con tanti simbolismi da decifrare(per me necessita di una seconda e anche di una terza visione per essere compreso nella sua interezza, ci sono alcune cose che non mi sono chiare per niente).

Diorami e prolissità / 29 luglio 2018 in Hereditary: Le radici del male

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Hereditary è il lungometraggio d'esordio di un giovane regista e sceneggiatore statunitense, Ari Aster, che, finora, aveva realizzato solo alcuni cortometraggi, fra cui lo sgradevole (francamente, fatico a considerarlo una satira, come invece lo vedo descritto in giro) The Strange Thing About the Johnsons (2011), che già mostrava alcuni... continua a leggere » elementi riscontrabili del film di debutto (oltre all'esistenza di segreti indicibili e di vari sensi di colpa all'interno di un nucleo famigliare "borghese", prevale la rappresentazione degli interni domestici come se si trattasse di diorami).
Il soggetto di Hereditary nasce da alcune vicende personali che hanno coinvolto la vita e la famiglia di Aster: la riproposizione di problematiche famigliari in chiave horror è una premessa valida ed efficace che, in ambito artistico e, nello specifico, cinematografico, ha sempre trovato sviluppi fecondi, non solo nell'alveo dele produzioni di genere. Recentemente, per esempio, ce l'ha ricordato anche Lanthimos, con il destabilizzante Il sacrificio del cervo sacro (frutto del caso o meno, sia nel film del regista greco che in questo di Aster ci sono espliciti riferimenti alla stessa tragedia greca, l'Ifigenia in Aulide di Euripide).

Il film di Aster mette sul tavolo un sacco di elementi intriganti, a partire dall'introduzione, in cui la casa dei Graham viene mostrata come un modellino in sezione (o viceversa?).
E via, fin da subito, con le peculiarità: una ragazzina "strana" dai comportamenti un po' inquietanti, una madre "pericolosa", testi e segni esoterici, una donna afflitta dai sensi di colpa, un nido famigliare molto articolato dal punto di vista spaziale e perennemente scricchiolante, teste mozzate, strani simboli ricorrenti e regole poco rispettate (come quella delle scarpe).
Sono tutti elementi tipici degli horror o dei thriller psicologici che sconfinano nel genere, perciò ben vengano.

Il guaio è che Aster non sa (o non vuole?) gestirli in maniera definita e, superata la prima metà del film, ho avvertito la sensazione di essere sballottata all'interno di una fantasia puerile, in balia del caso (narrativo), alla ricerca della citazione "alta" e di un confronto con essa (Polanski e Friedkin, sicuramente). Pur mostrando buone capacità registiche e bravi attori (la Collette, certo, ma anche la giovane Milly Shapiro e Alex Wolff), non solo Hereditary non si distingue particolarmente dal punto di vista delle invenzioni tecniche e narrative, ma è perfino in grado di svilire la carica suggestiva delle sue componenti migliori, sprecando anche il tema supremo, quello del sacrificio.
Hereditary è un film lungo, prolisso e, purtroppo, sterile che mi pare si prenda troppo sul serio, senza l'ironia di -per fare qualche esempio recente- un Get Out o le abilità manipolatorie dello Shyamalan più ispirato (Il sesto senso, ovviamente, ma anche The Visit).
Per gran parte del film, ho confidato strenuamente che i vari parallelismi suggeriti (diorami/fantasia; sogno/realtà; paura/ossessione) si concretizzassero per dare vita a un plot twist capace di spazzare via ogni incertezza. Invece, no. Tutto ciò che Aster mostra -ahimé- è. E, per quel che mi riguarda, si risolve in un "esperimento" abbastanza desolante.

F*ck. / 8 giugno 2018 in Hereditary: Le radici del male

F*ck.

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