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Recensione su Lei

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Quando manca la premessa / 18 luglio 2015 in Lei

Il film non riesce a convincere nella sua premessa principale: che un computer possa innamorarsi di un essere umano. Jonze evita di cadere nel banale – non c’è, per esempio, il cinico complotto di qualche multinazionale informatica; ma neppure offre una ragione plausibile a questa enormità. E se con il progredire della trama il regista evita di nuovo le cadute nel cliché più vieto – il computer non diventa geloso e non comincia ad ammazzare le possibili rivali – la credibilità comunque non migliora, e la vicenda rimane gratuita, fino a toccare quasi il grottesco con il sesso telefonico tra i due amanti.
Non aiuta il fatto che il protagonista maschile sia sostanzialmente un cretino immaturo, con autentici tratti di sgradevolezza; e non basta a risollevare le sorti del film la bella prova della Johansson (molto meglio della nostra Ramazzotti, che la doppia in modo infelice) o la ricerca di un vago tema unitario (le lettere romantiche che il protagonista scrive per altri dovrebbero, suppongo, confermare una certa incapacità ad intrecciare relazioni autentiche, testimoniata già dal suo divorzio, dalla separazione dell’amica Amy e dal dilagare dei rapporti con le OS). Nemmeno le rapide allusioni alla teoria della singolarità tecnologica aggiungono qualcosa.
Unico elemento positivo è il ritratto di un futuro curiosamente pacificato, senza conflitti apparenti (se non quelli sentimentali); le persone appaiono civili e tolleranti, l’architettura ordinata e accogliente, la società fortemente cosmopolita. Forse il regista l’avrà inteso come un elemento negativo (un’allusione a Singapore?), ma a me è apparso invece originale e rasserenante, specie dopo una giornata piena della solita cronaca.

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