Recensione su Lei

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Amore 2.0 / 4 marzo 2014 in Lei

Bella, davvero bella, messinscena di Spike Jonze che, giocando coi registri (comico, sentimentale, drammatico, surreale), ha messo in piedi una storia il cui senso del paradosso si stempera strada facendo, assumendo toni comprensibili, plausibili perfino, indagando in maniera originale (perdonate l’aggettivo decisamente abusato) tutte le dinamiche tipiche delle relazioni amorose: scoperta, interesse, paura, ecc.

In Her, Jonze usa la cornice sci-fi in maniera affatto scontata, rendendo i dettagli futuribili immediatamente familiari, tratteggiando descrizioni di modus vivendi e di comportamenti umani in maniera da renderli subito riconoscibili alla platea.
Nelle scene ambientate all’interno della metro, per esempio, nessuna persona interagisce con le altre, perché troppo impegnata con i propri dispositivi elettronici e, diciamocelo, non è forse già così?
Nonostante la tipicità di alcune situazioni, quindi, è facile intuire da subito che la collocazione temporale della storia è in un futuro prossimo (ed è fondamentale, a questo proposito, la scelta di collocare i set urbani in una metropoli orientale come Shanghai e a Los Angeles: Blade Runner, distopie a parte, docet): qui, ad una evidente quanto in-credibile ed utopica tranquillità sociale (un certo benessere sembra sottendere la vita dei personaggi, perfino delle comparse, e mai si vede in scena un tutore della legge o si verificano episodi di qualsivoglia grado di violenza), forse sostenuta da una tecnologia che si è imposta a livello egualitario e livellante in tutta la società metropolitana, si alternano dettagli d’ambiente di gusto tipicamente retrofuturibile, elegantemente geek.

Gli arredi, le texture dei materiali, il taglio dei vestiti, i cromatismi dei tessuti e dei rivestimenti e, soprattutto, la grafica digitale che caratterizza i software ed i sistemi operativi usati nel film appartengono ad un preciso target socioculturale, esteticamente intrigante, gradevole agli occhi e sensibilmente innocuo.
Tale, apparentemente, è anche il protagonista, Theodore (un ottimo, come sempre, mi viene da dire, Joaquin Phoenix), contemporaneamente a suo agio ed avulso da un contesto che pare sublimare i sentimenti entro una cornice di pacatezza e comprensione, di accettazione generale, di precisione e di solidità. Non è un caso, a mio parere, che gli edifici di acciaio e vetro, solidi e geometrici e particolarmente ordinati (la vista aerea notturna di L.A. mostra un reticolo urbano apparentemente razionale), accolgano corpi imperfetti e “teneri”, avvolti in abiti morbidi e pratici. Lo spazio costruito riflette l’ordine sociale. L’ordine sociale così costituito assicura totale sicurezza.
Alcuno pare seriamente arrabbiarsi, i dissensi di coppia esplodono esclusivamente all’apice dell’insopportazione reciproca e, nonostante tutto, i rapporti civili vengono comunque mantenuti con calma quasi serafica.
Per quanto buffo e curioso sia l’atteggiamento schivo e un po’ impacciato di Theodore, un suo collega, espansivo e gioioso, non esita a dimostrargli ammirazione e comprensione, anche quando la sua situazione personale sembra rasentare il nonsense (vedi, la gita a quattro con picnic).

Nonostante l’attenzione per i dettagli formali, Her non è solo un esercizio estetico (in cui ho ravvisato piacevoli echi della bella serie tv Black Mirror), ma è un’ottima macchina narrativa che stupisce, seppur senza eclatanti sussulti, per la fluidità con cui tratta la materia del racconto.

Nota negativa su cui non sono riuscita davvero a soprassedere: nella versione italiana, la voce della Ramazzotti è un vero pugno nelle orecchie. Apprezzo questa attrice, ma affidarle questo doppiaggio è stato un passo falso: purtroppo, la cadenza del suo accento è troppo caratteristica e, inoltre, in diverse occasioni, è tanto fuori posto che diverse battute suonano piatte come se stesse leggendo gli ingredienti della Nutella su un’etichetta.

22 commenti

  1. Francesco / 4 marzo 2014

    Già visto in lingua originale e l’ho apprezzato molto. La voce della Ramazzotti l’ho sentita nel trailer e mi convince poco. Ma, complice il fatto che probabilmente andrò a rivedere questa pellicola al cinema, le darò comunque una possibilità.

  2. michidark / 4 marzo 2014

    Della colonna sonora che ne pensi (non è da te non parlare di musica 😉 )? Io l’ho trovata molto ispirata ed è la cosa che mi è piaciuta di più del film, che, purtroppo, mi ha deluso non poco. Se la Ramazzotti è peggio di Scarlett (dopo un’ora non la reggevo più), la versione in italiano la evito come la peste.

    • Stefania / 5 marzo 2014

      @michidark: ho visto che non ti è piaciuto il film, mannaggia 😉 La colonna sonora non mi è dispiaciuta, è perfetta per il contesto nel quale è inserita e, tra le altre cose Karen O, generalmente, mi piace molto (una volta, mi venne detto perfino che le somigliavo… e non ho mai saputo se prenderlo come un complimento o meno :D). Anche gli Arcade Fire non mi dispiacciono affatto, ma ammetto di non essere rimasta impressionata dalla colonna sonora come mi è capitato in altre occasioni, però penso sia pervasa dal mood ideale per questo film, gli calza come un guanto.

      • michidark / 5 marzo 2014

        Io lo prenderei come un complimento 😉

        • Stefania / 5 marzo 2014

          Eh eh eh!
          Comunque, mi hai fatto venire in mente che non ascolto gli Yeah Yeah Yeahs da un po’ e che l’ultimo disco non l’ho ancora incrociato neppure per sbaglio. Spotify, a me!

    • morris59 / 26 marzo 2014

      … La Voce del Film è quella di Scarlett così come l’ha voluta il regista, la traduzione, i doppiaggi vari, belli piacevoli o meno, sono falsi rispetto all’originale, quindi nessun paragone in questo specifico film ha senso.
      la voce di Scarlett nell’installazione del O.S. è una normalissima voce di impiegata educata, è durante la conoscenza con Theodore e “l’innamoramento” che essa cambia, e cambia anche durante la lite, o durante l’amore “fisico” come quella di chiunque altro…
      Sono le sfumature che rendono questo film per me adorabile ed unico, poi capisco che per qualcuno sia difficile apprezzarne il sapore… Fortunatamente. se ci fosse un Lato B di Arancia Meccanica ci metterei sicuramente Her….

      • Stefania / 26 marzo 2014

        @morris59: come “il paragone non ha senso”? Ha senso proprio perché l’edizione italiana, volenti o nolenti, fronteggia quella originale: come posso dire, è un confronto strutturale.

        • morris59 / 26 marzo 2014

          @Stefania non sono d’accordo , l’opera è “originale” con la voce di Scarlett ogni altra è come un gruppo di direttori al doppiaggio la ritiene “gradevole” o “spendibile” per il mercato di riferimento, ogni possibile accomunamento artistico è assolutamente trascurato per la scelta finale… IMHO …

          • Stefania / 26 marzo 2014

            @morris59: se la produzione sceglie un attore per il doppiaggio, questi diventa parte del progetto, a prescindere dal mercato di riferimento: la Ramazzotti, al di là del doppiaggio in sé (il suo è un ruolo atipico, perché non la si vede mai in volto), doveva, letteralmente, recitare. E, in questo caso, ha lavorato male, forse perché (cadenza laziale a parte) il ruolo non era adatto a lei, non so. Qualsiasi doppiatrice femminile, in questo caso, avrebbe dovuto interpretare il ruolo di Samantha: per questo (ovviamente, vale anche per me IMHO 😉 ) ritengo che la voce, in questo caso più che mai, fosse strutturale rispetto al progetto.

          • morris59 / 26 marzo 2014

            @Stefania io credo che con un po’ più di coraggio e lungimiranza andasse proiettato il film in originale coi sottotitoli come l’ho visto io… (godibilissimo)… altri film avevano avuto ugualmente successo acquisendo ancora maggior credibilità… (La passione di Cristo M.Gibson) ad esempio. Il doppiaggio lo stabilisce credo un responsabile della major per l’Italia, che ha il solo fine di adattare in modo quanto più commerciabile e piacevole possibile una versione sovraincisa ad una originale nativa. Il regista e la produzione non credo nemmeno siano interpellati per un parere o nel caso è un avvallo con firma in bianco 🙂

  3. suzycrash / 23 marzo 2014

    @Stefania: come sempre, dopo aver visto un film e verificato che lo abbia guardato anche tu, vengo a leggere la tua recensione, perché su tutto, è il tuo modo di scrivere che me gusta mucho.
    E anche la notevole attenzione che dedichi ai vari aspetti di una pellicola, cosa che hai fatto anche nei confronti di Her, con una piccola mancanza questa volta o, meglio, un non giusto approfondimento: hai giustamente citato il look dei protagonisti, ma “liquidandolo” con il solo -taglio dei vestiti- e -abiti comodi e pratici- E allora sono qui per farti delle domande:
    – ma cosa hai pensato quando hai visto Theodore (ma anche gli altri maschietti del film) vestito (scelta molto ragionata e voluta da Jonze e il costumista Storm) con i pantaloni ascellari e senza cintura?
    – e ok la scelta di proporre un ritorno alla moda vintage, ma perché soltanto al maschile? Nel film io ho ravvisato una completa dissonanza tra l’abbigliamento maschile e quello femminile. Unica cosa in comune la tonalità morbida e calda dei capi, ma quello che salta agli occhi sono i calzoni “dolce vita”! I vestiti delle donne, invece, mi sembrano abbastanza attuali. O ho visto male? E se avessi visto bene, secondo te, perché non immaginare un ritorno alla moda che fu sia per maschietti che per femminucce?

    • Stefania / 23 marzo 2014

      @suzycrash: e cosa ho pensato? 😀 Ho pensato che i pantaloni ascellari fossero uno dei precisi tocchi geek della storia. Ho trovato la scelta estetica decisamente coerente.
      E, comunque, le donne non vestono proprio come se vivessero nella nostra epoca: il look di Amy Adams, in particolare, ricorda (con le debite proporzioni) quello un po’ mascolino di Katherine Hepburn http://bit.ly/1gfvLyk
      Quindi, a mio parere, i pantaloni a vita alta dei maschi (sarebbero stati perfetti addosso a James Stewart, per esempio) e l’abbigliamento quasi essenziale, pressoché privo di fronzoli delle donne (diverse comparse indossano abiti simili a quelli della Adams e Rooney Mara veste capi che ricordano un certo immaginario à la New Girl e sappiamo bene che Zooey Deschanel attinge ad un repertorio specifico) accentuano l’atmosfera retrofuturibile del film. L’unica eccezione, forse, è rappresentata da Olivia Wilde, ma ti confesso che lei, nel complesso, mi è sembrata quasi un corpo avulso dal film e, azzardo, il fatto che i suoi abiti siano dissimili da quelli delle altre donne mi fa pensare che la scelta non sia completamente casuale.

  4. suzycrash / 23 marzo 2014

    @michidark. Anch’io, come te (e allora mi sa che siamo due extraterrestri!), non ho sopportato la voce di Scarlett ma, a differenza di te, io ho provato anche la versione ramazzottiana e così posso esprimere il mio modestissimo parere:
    – il parlato di Scarlett è troppo veloce, troppo “caricato”, troppo erotico: a tratti mi faceva pensare più a una Samantha linea hot che alla parte, di tutt’altra natura e spessore, che lei riveste. E comunque, dopo averla sentita un po’, il fastidio aumentava 🙂
    – il parlato, invece, di Micaela è un po’ infantile, non calzante… ma, fortunatamente, molto meno romanesco, romanazzo, romanissimo del suo abituale parlare-recitare. Quindi, la fanciulla, direi che si è impegnata, ma siamo ancora lontani da un doppiaggio soddisfacente.
    – in entrambi i casi c’è comunque un denominatore comune: ho, abbiamo sentito parlare talmente troppo prima del film delle due voci che, mannaggia alla miseria, mentre le udivo inevitabilmente le “vedevo” e quindi mi passavano davanti le immagini, nitide, di Miss Scarlett e miss Micaela. E questo, per me, è risultato un po’ irritante…

  5. suzycrash / 23 marzo 2014

    @Stefania: difatti sarebbe interessante capire perché Olivia Wilde nel film sia vestita in maniera contemporanea ma leggendoti, hai ragione: sicuramente la scelta non è casuale, ma voluta. Difatti, bis ragione Stefania, sembra davvero un corpo avulso dal film!
    Vedo che entrambe, seppur e giustamente per sensazioni diverse, abbiamo dato lo stesso voto!

  6. Francesco / 26 marzo 2014

    @Stefania Visto ieri al cinema. Devo darti ragione completamente ragione sulla Ramazzotti.

  7. Stefania / 26 marzo 2014

    @morris59: mi sa che non ci stiamo capendo 😉
    In questo caso, doppiare Samantha corrisponde(…rebbe?) a far letteralmente recitare l’attrice che le presta la voce (tutti i doppiatori recitano, ma, solitamente, hanno un corpo “altrui” a cui affidarsi sullo schermo: Samantha, no). Questo in inglese, in italiano, in francese, ecc. Se sbagli la voce, sbagli molto, se non tutto, qui più che in altri casi. Non è “scorretto” doppiare i film: bisogna, però, “portare rispetto” sia all’opera originale che al pubblico. La BIM si è resa conto del pasticciaccio, dopo le prime anteprime, tanto che ha distribuito qualche centinaio di copie del film in lingua originale.
    Ribadisco: la Ramazzotti doveva recitare (in quanto tale, perciò, il suo lavoro era strutturale) e ha recitato male, a parer mio, a prescindere da chi l’ha scelta. Se la casa di produzione non ha posto veti sui doppiaggi, peggio per lei 😀
    In questo senso, è storica l’attenzione della Disney (perlomeno, lo era un tempo, ora non so, sinceramente) per i doppiaggi dei propri film all’estero: o la voce piace “in sede”, o ciccia.
    Detto ciò, avrei apprezzato anch’io una distribuzione esclusivamente in lingua originale, se davvero si riteneva che la voce della Johansson fosse tanto importante: non vuoi er pasticciaccio, ma lasci che si compia… sono stati poco lungimiranti, come hai detto tu.

    Giusto purparlé, The Passion avrebbe avuto poco senso doppiato, come lo ha, per dire, Inglorious Basterds di Tarantino: il bailamme di lingue è un elemento fondamentale, oltre che caratteristico, della storia. Solo che, nel primo caso, la richiesta di non doppiare il film è stata esplicita e tassativa. Nel secondo… vaaaaa beh.

    • morris59 / 26 marzo 2014

      @Stefania alla fine ci stiamo allineando molto e sostanzialmente posso sottoscrivere le tue considerazioni, purtroppo ho solo iniziato Her in italiano, ma non lo riconosco e non mi piace, direi che mi disturba, lo stesso effetto che mi fa Apocalypse Now Redux con le voci cambiate e la versione extra long….
      grazie per il contraddittorio, e buone visioni…. 🙂

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