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Recensione su Lei

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4 settembre 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

“Her”(e non “It”)è il titolo originale dell’ultima fatica cinematografica dell’eclettico Spike Jonze, e ne sancisce una sorta di suo “ritorno al futuro”. Sono trascorsi quindici anni dal discusso “Essere John Malkovich”, ed i tempi sono cambiati: la tecnologia ha letteralmente invaso la società, dando vita ad una vera e propria generazione 2.0 sempre più sola ed incapace di comunicare. Non a caso il mestiere di Theodore (Joaquin Phoenix), protagonista del film, è quello di comunicare al posto degli altri, lui è infatti uno scrittore di lettere d’amore su commissione. Nessuno potrebbe sospettare che proprio Theodore, apparentemente esperto manipolatore del sentimento più complesso del mondo, non riesca, nella vita reale, ad esprimere il proprio amore. Questo è lo spunto da cui Jonze parte, nascondendosi dietro ad un’ambientazione futuristica e ad un paradosso narrativo, per lanciare la sua invettiva contro l’inaridimento dei rapporti umani, narrando la più anticonvenzionale delle storie d’amore. Il nostro protagonista vive perennemente in un limbo di solitudine e insoddisfazione, in quanto incapace di chiudere definitivamente l’unico rapporto sentimentale della propria vita. Improvvisamente trova in Samantha, un nuovissimo e sofisticato Sistema Operativo, tutto ciò che ha sempre cercato in una donna, intraprendendo con “lei” una vera e propria relazione. Samantha è l’evoluzione estrema della tecnologia, programmata dagli sviluppatori per piacere a chiunque la compri, è il tentativo artificiale di sopperire al vuoto e alla solitudine della vita. Per chi, come Theodore, non è mai stato capace di rialzarsi completamente dal passato, rappresenta il rifugio sentimentale perfetto, ma anche quello più facile. Jonze, riallacciandosi ai suoi film precedenti, torna a sottolineare il bisogno incessante che ha l’uomo di essere amato, di far parte della vita, e penetrando ancora una volta nel profondo della mente dei suoi protagonisti, li ritrae in ogni loro sfumatura, soppesando ogni particolare, facendoli apparire incredibilmente soli e affamati di vita vera. Pur con qualche momento paradossale, e probabilmente non necessario, il film crea un’intensa intimità con lo spettatore, il quale si perde tra lo sguardo triste e disilluso dell’ottimo Joaquin Phoenix e la voce sensuale di Samantha, assistendo partecipe alle gioie e delusioni di una storia non così lontana nel futuro da noi. Nonostante la pellicola possa apparire estremamente malinconica e quasi distopica, nasconde in profondità un potente inno al sentimento autentico, uno spazio interiore che (forse) non può essere colmato da nient’altro al mondo, nemmeno dalla più sviluppata intelligenza artificiale.

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