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Recensione su Harry, ti presento Sally

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Antipaticoni / 1 agosto 2015 in Harry, ti presento Sally

Galeotto fu un viaggio in auto da Chicago a New York per i due giovani sconosciuti Harry e Sally. Caratteri apparentemente incompatibili: lei precisa e decisa, lui cinico e depresso. Dovranno incontrarsi e separarsi a intermittenza a distanza di anni prima di diventare amici, e vedere definitivamente distrutte le loro vite prima di innamorarsi.

Quando Harry incontra Sally, entrambi dànno il peggio di sé. Per la prima parte del film questo gioco del rifiutarsi serve a una serie ormai famosa di ciniche sentenze sull’amore, l’amicizia, il sesso, il matrimonio e qualunque altra cosa Harry e Sally sono d’accordo di non essere l’uno per l’altra e l’altro per l’una. La seconda parte, entrati i protagonisti nei trenta, sbugiarda queste certezze giovanili. Stesso contrappunto creano gli intermezzi con le interviste pseudodocumentarie alle coppie anziane dai lunghissimi e solidi matrimoni. Il tempismo comico da manuale di Meg Ryan e Billy Cristal, unito alle caricature di Carrie Fischer e Bruno Kirby, esaltano la sceneggiatura di Nora Ephron, considerata la “commedia brillante” per antonomasia.

Il lamento deprimente durante la ola allo stadio, le telefonate in splitscreen, la scena della simulazione dell’orgasmo, e il malinconicissimo e troppo breve viaggio on the road iniziale: le mie scene preferite.

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