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Recensione su Harry Potter e i Doni della Morte: Parte I

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26 agosto 2011

Migliore del precedente, è un filmn soddisfacente per ritmo (sì anche con il nulla delle attese in tenda), per scenografie, fotografia, effetti speciali. Brillante la trovata della cinesizzazione del racconto dei doni della morte, molto fuori rispetto allo stile laccato di Harry Potter, ma molto centrato per via del racconto che descrive, che è un racconto che riguarda il dialogo con la morte, il confronto con essa, dunque la paura di essa e in definitiva la paura che si prova nel vivere.
Meno potente di quanto non fosse nel libro la sequenza dentro il ministero della magia, ma comunque gli elementi razzisti sono disseminati lo stesso, notare cosa trova Harry quando apre il cassetto delle Umbridge, è esattamente un foglietto razzista d’epoca a cui alla parola ebrei è stata sostituita la parola Babbani. La storia volge alla fine con tocchi cupissimi, ma è pienamente nello spirito del libro. Le introspezioni psicologiche non sono nel carattere della saga, ma va bene così.
Bella la scena iniziale dell’annullamento di Hermione, lei scompare dalla memoria dei suoi genitori cancellandosi dalle foto che testimoniano il suo esserci stata con una lunga sequenza avvolgente. E notare quanto il vissuto di Hermione serva via via a salvarli, quel vissuto che lei ha dovuto rinnegare.
I tre protagonisti non sono mai stati gran che, ma Radcliffe è massacrato dal doppiaggio.

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