Recensione su Hardcore!

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La stoffa del Cult / 10 Aprile 2016 in Hardcore!

Hardcore! è un film che si inserisce, o forse apre, il filone del videoludic-cinema in senso stretto. Girato interamente in soggettiva, si sviluppa in un continuum, o piano-sequenza se vogliamo, che si nutre di un ritmo frenetico per compensare l’unico punto di vista in cui è costretto lo spettatore. Ovviamente le cause di tale frenesia sono anche da ricercare in precise scelte di riferimento al mondo del gaming d’azione, dallo sparatutto all’action RPG e molto altro.
Ilya Naishuller non è nuovo a questo tipo di tecnica visiva, anzi proprio il videoclip musicale “Bad Motherf*cker” per il gruppo punk Biting Elbows (di cui egli stesso è front man), ha spinto il produttore Bekmambetov a contattarlo per proporgli un intero lungometraggio raccontato in prima persona, il cui risultato è appunto Hardcore!. Muovendosi attraverso gli occhi di un ibrido umano-cyborg che non ha memoria del passato e a cui non c’è stato tempo di installare il modulo vocale (per cui non parla), lo spettatore ne seguirà pedissequamente gli incontri ma soprattutto gli scontri, perché l’arco narrativo assume ben poco significato in questo prodotto (preoccupandosi di gettare unicamente le basi di un contesto hi-tech), che presto si abbandona coscientemente al dato visivo, all’azione pura e al trasporto nel mondo dei videogiochi. Forse è questa natura velleitaria il vero punto debole del film, ma trattandosi di sperimentazione potrebbe anche rivelarsi il suo contrario. C’è quindi da chiedersi se trasportare il videogioco (o meglio il videogioco d’azione) sul grande schermo privandolo dell’interattività sia una mossa vincente. Sicuramente è un esperimento apprezzabile se non necessario, coraggioso e decisamente consigliato per la sua ventata innovativa. Poi sarà il pubblico a decidere se spedirlo nel dimenticatoio o elevarlo a cult.

4 commenti

  1. DonMax / 15 Aprile 2016

    zio, nei videogiochi sparatutto alla Doom, Quake e via dicendo l’azione non è confusione.

    Si capisce quello che succede anche se sono frenetici.

  2. Stefania / 15 Aprile 2016

    Non sono mai riuscita a giocare ad uno sparatutto: benché ami le montagne russe del luna park, dopo 5 minuti di pim pum pam, mi assale la nausea come se stessi facendo il girotondo a testa in giù.
    Anche le riprese in soggettiva di certi mockumentary, per esempio, mi danno sconforto alle viscere.
    Non so se riuscirei a guardare fino in fondo Hardcore!, viste tali premesse, mannaggia. Evidentemente, la produzione non ha pensato a quelli come me: un film élitario, in questo senso 😀

  3. Joel / 28 Aprile 2016

    @DonMax Prozio, i videogiochi sparatutto non sono confusione perché hai il joystick in mano, ti assicuro che uno spettatore esterno poco abituato capisce bene poco, ed è appunto questa la riflessione che è necessario fare: serve a qualcosa il videogioco al cinema senza gioco?

    • DonMax / 29 Aprile 2016

      Perdona se rispondo solo ora.
      Appunto, se questi sono i presupposti non serve a una cippa lippa.

      Ad oggi è possibile fare videogiochi attraverso il cinema (pensa ai video della serie Grand Theft Auto dalla play station 2 ad oggi o a qualsiasi altra piattaforma che ha dei videogiochi con dei video introduttivi da segoni a due mani), ma se uno volesse fare cinema attraverso i videogiochi gli servirebbe per forza un pad o un joystick o un mouse (tipo punta e clicca).
      Almeno secondo me.

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