Recensione su Hannibal Lecter - Le origini del male

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18 giugno 2014

il problema di questo film è il voler dare a tutti i costi l’occasione allo spettatore di tifare per lo psicopatico dottor lecter senza sentirsi in fondo colpevoli o abietti. negli altri film (soprattutto ne il silenzio degli innocenti), grazie al talento recitativo di anthony hopkins, si finiva con l’ammirare e in fondo partecipare alle gesta del folle. per poter rendere lecito questo transfert psicologico 😀 in Le origini era proprio indispensabile fare del protagonista un vendicatore: e allora vai con genitori uccisi, vai con candida sorellina sbranata, vai con I NAZISTI (il peggio del peggio, oh). in realtà, alla crescita psicologica del personaggio non era necessario tutto ‘sto casino: sarebbe bastato farne un ricco e trascurato figlio, vittima di violenze varie ed eventuali da parte di parenti o simili (come da migliore tradizione, ahimè, delle vite dei serial killer – ricchezze a parte) e sarebbe diventato ugualmente il Hannibal Lecter che conosciamo. la ricerca della giustificazione morale a tutti i costi mortifica quello che è nato per essere un cattivo, punto e basta. la zia orientale, poi… calo un velo pietoso. personaggio di un’inutilità totale, messo lì al solo fine di dare un pretesto a una storia d’amore impossibile e non richiesta. ovviamente tutto questo pare sia colpa dell’autore letterario Thomas Harris, il regista con un copione simile ha responsabilità relativa. parlando del film, quindi, gli attori sono troppo compresi del loro ruolo, troppo drammatici (soprattutto il giovane lecter: rilassati). la cupezza della fotografia è una sbomballata totale di post produzione e in quanto tale, poco meritevole. in ultima analisi, in generale ‘sto film è pure palloso, il ritmo è decisamente poco incisivo per un thriller, o presunto tale. bocciato.

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