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Recensione su Halloween: la notte delle streghe

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31 ottobre 2014

Era il lontano 1978 quando John Carpenter diede vita a un film destinato a lasciare un’impronta nella storia del cinema horror, un film intriso di atmosfere surreali, oniriche, inquietanti create magistralmente da uno dei più talentuosi registi che Hollywood abbia mai avuto, un film le cui inquadrature e la cui colonna sonora, ancora oggi a distanza di trentasei anni, è rimasta impressa nella mente di ogni cinefilo.
Un film che ha dato vita a una vera e propria saga, che ha visto succedersi sequel su sequel, la maggior parte mal riusciti, che ha visto succedersi imitazioni su imitazioni scadenti e banali(l’unico che si salva è “Scream” di Wes Craven).
La storia è nota a tutti, la notte di Halloween del 1963, in una tranquilla cittadina dell’Illinois, un bambino di nome Michel Meyers uccide senza un apparente motivo la sorella diciottenne.
Rinchiuso in un manicomio criminale, il bambino sarà seguito dal dottor Loomis, un brillante psichiatra fino al giorno in cui, la notte di Halloween di quindici anni dopo, la furia assassina di colui che ormai è divenuto un ragazzo si risveglierà dal suo sonno e comincerà di nuovo a mietere vittime.
John Carpenter non dà una spiegazione sul perché della follia omicida di Michael, neppure nel finale, ma lascia dei piccoli indizi che hanno come comune denominatore l’inconscio, quel lato recondito che alberga in ognuno di noi, nel quale ci si può nascondere quando la realtà diventa troppo dura da affrontare.
Unica pecca consiste nel finale aperto che ha permesso così, come scritto prima, la nascita di sequel a dir poco mediocri che non rispettano minimamente l’atmosfera dell’originale
Un capolavoro nel suo genere…assolutamente da vedere, soprattutto se si è amanti del genere horror.

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